“La rivincita del Colore sulla Linea”: 48 disegni in mostra fino al 15 gennaio al Gabinetto delle stampe degli Uffizi

Arte

S’intitola “La rivincita del Colore sulla Linea. Disegni veneti dall’Ashmolean Museum e dagli Uffizi” la mostra che fino al 15 gennaio 2017 si tiene a Firenze, nella Sala Edoardo Detti e nella Sala del Camino del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi. L’esposizione riunisce quarantotto straordinari disegni provenienti dalle collezioni dell’Ashmolean Museum di Oxford e dallo stesso istituto fiorentino che la ospita, ponendosi in linea di continuità con la rassegna dell’anno passato presso l’Ashmolean Museum.

Dai tracciati a penna ripassati a pietra rossa di Carpaccio fino alla totale identificazione tra pittura e disegno di Jacopo Bassano, dai segni liberi ed energici a pietra nera di Sebastiano Ricci fino agli effetti chiaroscurali e luministici di Canaletto, Francesco Guardi  e Giambattista Tiepolo, l’esposizione dà conto di un colore che saprà prendersi la sua rivincita, ingaggiando un suggestivo dialogo a distanza con il Compianto sul Cristo morto di Giovanni Bellini conservato agli Uffizi, straordinario e precoce esempio di perfetta fusione tra pittura e disegno.

Le vie del disegno sono infinite, sembra affermare questa mostra organizzata dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe. L’ambizioso progetto si propone infatti di dimostrare, con l’ausilio di opere esemplari, come il concetto di disegno espresso dagli artisti veneti tra fine Quattrocento e inizio Settecento non sia affatto inferiore all’idea che di esso svilupparono i toscani, ma anzi ne rappresenti una via alternativa e altrettanto valida. La contrapposizione tra colore dei veneziani e disegno dei toscani si affermò teoricamente nel Cinquecento soprattutto per opera di Giorgio Vasari. Nella Vita di Tiziano, uscita nell’edizione Giuntina del 1568, egli scrive infatti che molti pittori “vineziani”, come Giorgione, Palma, Pordenone e altri ancora “che non videro Roma né altre opere di tutta perfezione”, dovettero nascondere “sotto la vaghezza de’ colori lo stento del non saper disegnare”. Dietro il suo perentorio giudizio, però, Vasari nasconde una visione ben più complessa. “Proprio lo storiografo aretino – ricorda il direttore degli Uffizi Eike Schmidt – nel capitolo XVI dell’Introduzione alle tre arti del disegno del Volume I delle Vite, accenna a infiniti altri modi di disegnare senza specificarne le prerogative, lasciando così aperte le strade della sperimentazione grafica”. La mostra è allora un’occasione per comprendere a pieno le ragioni del pregiudizio vasariano sul disegno veneto, inserendole nello sfaccettato impianto ideologico delle Vite.

Come afferma Marzia Faietti, curatrice dell’esposizione, “nelle diverse Vite Vasari non biasimò mai veramente i veneziani con specifico riguardo alla produzione grafica e quando lo fece, appunto nella biografia di Vecellio del 1568, aveva come obiettivo assicurare il primato all’Accademia fiorentina del Disegno (che era stata fondata solo qualche anno prima, nel 1563) nelle fasi progettuali che precedono e indirizzano l’esecuzione pittorica”. Si tratta dunque di una spaccatura iniziata negli anni Cinquanta del Cinquecento tra due diverse civiltà figurative, quella fiorentina legata alla teorizzazione del Disegno lineamentum come principio unificatore tra idea e prassi, e quella veneziana del Colore che intende il disegno in un’accezione polisemantica, pronta a dialogare con il disegno centro-italiano e capace tuttavia di esprimere le virtù cromatiche che le erano proprie.

La mostra, promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi, è curata – come accennato – da Marzia Faietti con la collaborazione di Giorgio Marini, Roberta Aliventi e Laura Da Rin Bettina ed è stata realizzata in collaborazio.ne con The Ashmolean Museum di Oxford.

La mostra, aperta dal martedì alla domenica (chiuso lunedì) dalle 8.15 alle 18.50 (la biglietteria chiude alle 18.05), è visitabile con il biglietto d’ingresso agli Uffizi.

 

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