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Il Teatro Verdi, i ricordi e il “Dittico buffo napoletano” con gli specialisti dell’Orchestra Auser Musici diretta (con buon gusto) da Carlo Ipata. Bene il lavoro del team creativo. La recensione di Fulvio Venturi

Concerti e Lirica, Pisa

di FULVIO VENTURI

Ritorno sempre con una certa emozione al Verdi di Pisa. Primavera 1970, quasi cinquant‘anni fa, “Manon Lescaut” con due mostri sacri, Clara Petrella e Gastone Limarilli, di quelli che i vecchi appassionati si raccontavano a veglia. Ora, neanche che le cose quel pomeriggio siano andate proprio bene: lei era alla fine e lui incostante, ma il Verdi mi entrò nel cuore.

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Il vecchio sipario dipinto da Annibale Gatti con “Goldoni che recita un sonetto”, la buca profonda e semi coperta per una migliore resa sonora e tanta passione. Gli appassionati di Pisa allora: chi aveva sentito “ir Titta” (Titta Ruffo), chi Galliano (Galliano Masini), chi la Callas, chi aveva visto Puccini, chi Mascagni. E gli aneddoti fiorivano dalla platea al loggione con entusiasmo.

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A Pisa prediligevano le opere grandi, di voci e di coro, Mefistofele, Iris, Turandot, La forza del destino, persino Il piccolo Marat. E che cantanti: Bonaldo Giaiotti, Ottavio Garaventa, Antonietta Cannarile, Virginia Zeani, Bruno Prevedi, Anselmo Colzani, Martinucci, Labò. Roba grossa. Così il Verdi è diventato il teatro che dopo il Goldoni della mia natale Livorno e la Scala ho frequentato maggiormente.

Adesso le cose sono un po‘ cambiate. Il bel sipario del Gatti e quegli appassionati dalle fantastiche storie non ci sono più, e neanche diverse di quelle opere d‘un tempo vi si rappresentano ancora. In questi giorni è anche scomparso il tenore Umberto Borsò, un eroe dei bei tempi andati, novantacinquenne. Quasi un suggello.
L‘affetto per quel luogo, però, è rimasto.

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Domenica 9 dicembre 2018 vi sono tornato per un “Dittico buffo Napoletano” composto da La vedova ingegnosa ovvero Drusilla e Strabone, due intermezzi per musica di Tommaso Mariani per Demofonte, musica di Giuseppe Sellitti, e Il maestro di musica, pasticcio tratto dall‘Orazio di Pietro Auletta con arie di autori varî (Pergolesi, Sellitti e altri). Revisione della prima di Marilena Laterza, del Maestro di Musica, Carlo Ipata e Alessio Bacci. Si trattava di due gradevoli operine settecentesche. Gran merito del Teatro di Pisa risiede nell‘aver ripresentato l‘Orchestra Auser Musici, specialista in questo repertorio, e del direttore Carlo Ipata, capo storico della formazione, il quale ha vivificato le due partiturine, invero leggerine assai, con fresche scelte di tempo, buon gusto e il giusto  “pepe”.
Altro clou della produzione nel team creativo formato dalla regia di Marco Castagnoli (assistente Federica Elisa Francolini), dai costumi di Cristina Ricci, le scene di Alejandro Contreras, le illustrazioni di Imaginarium Creative Studio ed il disegno luci di Michele Della Mea che ha realizzato uno spettacolo vivace e divertente. Purtroppo note meno liete per il cast vocale formato da Martina Barreca, Niccolò Casi, Giovanni Toscano e Alberto Allegrezza, ma questa è ormai una costante, da Scilla al Tanai, dal Manzanarre al Reno. Successo cordiale da parte di un pubblico in larga parte giovane, dato sempre confortante. Poi via, verso casa, lungo il tratto finale dell‘Arno e le luci di Marina di Pisa, a scaduta di libeccio. Anche questa è poesia.

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