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Sotto una gran piova… ricordi dell’alluvione e dei suoi angeli

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Cinquant’anni dopo. Venerdì 4 novembre 2016 la memoria torna prepotente: ricorda i cinquant’anni dell’alluvione, quella del 1966 che mandò sott’acqua Firenze (nella foto sopra al titolo la Loggia dei Lanzi e piazza della Signoria invase da acqua e fango), gran parte della Toscana, il Veneto, Venezia e altre zone della penisola.  A Firenze stanno ritornando quelli che furono chiamati “gli angeli del fango” che mezzo secolo fa erano giovani studenti: arrivarono da tutto il mondo per dare una mano. In questo autunno si sono registrati in circa 500: stanno tornando a Firenze dove venerdì 4 novembre 2016 ci sarà una cerimonia in Palazzo Vecchio.

Anche il teatro ricorda quegli accadimenti e lo fa con numerosi eventi. Fra cui quello del 4 novembre 2016 alle ore 20.15 al Teatro Niccolini di Firenze (in prima nazionale) e il giorno dopo alle 17.30 e alle 20.45 sul palcoscenico dello stesso teatro, con “Sotto una gran piova d’acqua… L’alluvione cinquant’anni dopo” di Sandro Bennucci, Marcello Mancini e Massimo Sandrelli, con l’ adattamento Sabrina Tinelli. In scena gli attori della Compagnia delle Seggiole Fabio Baronti, Luca Marras, Andrea Nucci, Sabrina Tinelli. Le musiche sono di Francesco Moretti, le luci di Samuele Batistoni, i video di Francesco Lepori, l’audio di Daniele Ricciolini, assistente all’organizzazione Marco Vichi, riprese video Vulnero Secchi, fornitura e assistenza tecnica Tecnoconference, modello del Duomo di Giancarlo Mancini, regia di Fabio Baronti e Massimo Sandrelli.

Questo spettacolo (biglietti esauriti per la prima nazionale) inaugura la rassegna dedicata al mezzo secolo dell’alluvioneromossa dalla Fondazione Teatro della Toscana.  Il 4 novembre 1966 l’Arno fu protagonista di un’autentica guerra, che non si è più smesso di combattere. Raccontare oggi quella storia, storia d’acqua e resurrezione, per la Fondazione Teatro della Toscana non è una banale cerimonia del ricordo, ma un rito collettivo e fondamentale. Senza fatalismo. E senza dare colpa all’acqua. La narrazione di “Sotto una gran piova d’acqua…” è sotto il segno dell’Accademia degli Infuocati, storico e redivivo soggetto iniziatore del cammino del Teatro Niccolini, che promuove con la Fondazione Teatro della Toscana un dialogo a tre voci, declinate nei ricordi e nelle memorie di allora: quella di Piero Bargellini, allora sindaco di Firenze e animatore per autorità morale di quei giorni difficili, Enrico Mattei, che dirigeva il quotidiano “La Nazione”, e di un sedicenne dell’epoca, il giornalista Massimo Sandrelli, che ha fatto del suo diario dei giorni del diluvio (nella foto sotto piazza Duomo e il Battistero) una traccia narrativa poi condivisa con Sandro Bennucci e Marcello Mancini.

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“Sotto la gran piova”, scrisse il Villani raccontando l’alluvione del 1333. Devastante come quella del 1966. Con una differenza: allora il più bel ponte della città, il Rubaconte, venne strappato via dalla forza dell’Arno. Sei secoli dopo, invece, il Ponte Vecchio, unico al mondo con le sue botteghe e l’irripetibile corridoio vasariano, riuscì a resistere alla violenza della corrente.

“Sotto una gran piova d’acqua…” al Teatro Niccolini si compone di tre racconti, tre punti d’osservazione, tre stati d’animo diversi declinati e ricomposti dai giornalisti Bennucci, Mancini e  Sandrelli. Ma con un unico denominatore: il cuore straziato dalla vicenda apocalittica che aveva devastato Firenze. E l’impegno, ognuno con le sue possibilità e il suo ruolo, per dare una speranza e una spinta positiva verso la rinascita. Questa produzione, il 4 novembre 2016 sarà in diretta su Radio3, la narrazione teatrale di quel tragico evento sarà accostata a documenti d’archivio e a riflessioni con ospiti Giorgio Bonsanti, storico dell’arte e del restauro già direttore dell’Opificio delle Pietre Dure, Luca Bellingeri, direttore della Biblioteca Nazionale di Firenze, Zeffiro Ciuffoletti, storico, intervistati da Marino Sinibaldi, direttore di Radio3. Un racconto unico, vero, struggente. Con un filo conduttore e un ritratto: quello di una Firenze che non piange e reagisce.

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