Festival Puccini 2020: “Al viso la pezzolina…” e “Gianni Schicchi” al tempo della pandemia offre spunti di riflessione. Direzione elegante di John Axelrod, bene l’ORT e impegno dei cantanti (con la mascherina). A Forte dei Marmi si è parlato del caso Doria Manfredi. La recensione di Fulvio Venturi

Concerti e Lirica, Versilia
di FULVIO VENTURI
 
Serata particolare alla Cittadella del Carnevale di Viareggio dove il Festival Pucciniano ha inaugurato la sua sessantaseiesima edizione (sabato 27 giugno 2020) con una produzione di “Gianni Schicchi”. Scelta intelligente che focalizzando su alcuni momenti dell’opera di Puccini ha assunto gli aspetti-simbolo della resilienza al termine del periodo difficile che tutti abbiamo vissuto nel corso dei mesi appena trascorsi e che ancora stiamo vivendo. (Sopra il titolo: un’immagine di “Gianni Schicchi”, da Fb del Festival Puccini // Nella gallery in basso: Lorenzo Montanelli ph.).
 
Per il pubblico mascherina al volto, misurazione della temperatura corporea al momento dell’ingresso, disposizione in sala nel rispetto delle regole di sicurezza, misure che hanno dato dimostrazione dell’efficienza organizzativa del Festival. Prima dell’inizio dell’opera una lunga prolusione nell’ambito della quale sono intervenuti il direttore d’orchestra, la regista, il direttore artistico del Festival, il direttore musicale, i sindaci di Lucca e di Viareggio, ha dato ragione dello spettacolo e dei suoi significati.
 
 
Partendo da una frase cantata da Gianni Schicchi che genera buona parte del plot, “al viso la pezzolina”, mascherine anche sul palco per i cantanti che secondo la regia di Valentina Carrasco si muovevano fra operatori sanitari addetti alla disinfezione degli ambienti e immagini di repertorio riguardanti la pandemia. Il significato della messa in scena è stato però quello di offrire spunti di riflessione sul tragico periodo che speriamo esserci lasciato alle spalle, se non di commemorazione dei defunti.
 
Questo “Gianni Schicchi” ha avuto infatti uno strano epilogo musicale. Giunti al commiato del protagonista, al termine dell’invocazione dantesca, quando il pubblico iniziava ad applaudire, l’orchestra ha ripreso il tema di “O mio babbino caro” e l’interprete del personaggio di Lauretta ha eseguito di nuovo la celebre aria, mentre sullo schermo che faceva da fondale scorrevano ancora una volta immagini forti legate alla pandemia da covid-19 e la dedica “ai nostri babbini cari”.
 
Musicalmente l’opera è stata diretta con eleganza da John Axelrod il quale ha posto in evidenza i momenti lirici ed elegiaci della partitura più dei passi grotteschi e caricaturali. Anche questo ci è parso andare nel segno dei significati della produzione. Buona la prestazione dell’Orchestra della Toscana. Dedizione e impegno da parte della compagnia di canto che ha agito in condizioni difficili, ovvero l’uso costante delle mascherine e uno spazio solo parzialmente teatrale, e che era costituita da Bruno Taddia (Gianni Schicchi), Elisabetta Zizzo (Lauretta), Rossana Rinaldi (La Zita), Alessandro Fantoni (Rinuccio), Alberto Petriccia (Gherardo), Aurora Tirotta (Nella), Pedro Carrillo (Betto), Davide Mura (Simone), Raffaele Facciolà (Marco), Chiara Tirotta (La Ciesca), Alessandro Ceccarini (Maestro Spinelloccio e Ser Amantio di Nicolao), Samuele Giannoni (Guccio), Francesco Lombardi (Pinellino), Nicholas Ceragioli (Gherardino). Scene e costumi Mario Tinti, light designer Peter van Praet, assistente alla regia Lorenzo Nencini, assistente light designer Elisabetta Campanelli. Al termine nuovo intervento politico con la presidente della Fondazione Carnevale di Viareggio che ha consegnato agli interpreti un significativo ricordo.
 
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“IL CASO DORIA MANFREDI” A FORTE DEI MARMI
 
Nel pomeriggio di sabato 27 giugno 2020, presso la Villa Bertelli di Forte dei Marmi, come primo appuntamento della rassegna “Parliamone in Villa”, si è tenuto un interessante dibattito dal titolo “Il caso Doria Manfredi. Lo scandalo ai tempi di Puccini”.
 
Sono intervenuti il giornalista Umberto Guidi, il magistrato Domenico Manzione, il regista Paolo Benvenuti, il biografo Adolfo Lippi, mentre Enrico Salvadori ha condotto la conversazione. Sono stati ricostruiti i fatti che condussero al suicidio di Doria Manfredi, domestica di Casa Puccini, accusata ingiustamente di avere una relazione amorosa con il Maestro. Un fatto mai chiarito del tutto, che ancora oggi lascia adito a supposizioni e apre un capitolo controverso nella biografia pucciniana. Capitolo che porta alla scoperta di un’altra relazione amorosa di Puccini, questa volta reale, con Giulia Manfredi, cugina di Doria, e alla nascita di un figlio segreto. Tutto questo poi s’intreccia con un altro argomento delicatissimo, ovvero l’eredità Puccini. Al termine, dopo un breve intervento di Mara Maionchi sui rapporti del Maestro con Casa Ricordi, la giornalista Rossella Martina ha annunciato l’imminente pubblicazione di un suo libro sul doloroso “Caso Doria”.
Al dibattito ha presenziato Maria Laura Simonetti, presidente del CdA della Fondazione Festival Puccini di Torre del Lago.

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