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FESTIVAL PUCCINI 2019. “Tosca” con Cura e Guleghina chiama applausi a scena aperta. L’analisi, tra pregi e difetti, nella recensione di Fulvio Venturi

Concerti e Lirica, Versilia

di FULVIO VENTURI

Continuano al Festival pucciniano le rappresentazioni di Tosca con il cast star-system. Nella recita cui abbiamo abbiamo assistito (11 agosto 2019), addirittura, il presidente della istituzione torrellaghese, Alberto Veronesi, è sceso nel golfo mistico al posto del titolare marstro Jurowski per porsi alla guida dell‘orchestra e della rappresentazione.

José Cura, per la terza volta al Festival in Tosca, dopo il 1995 ed il 1997, anno in cui agì al fianco dell’augusto Sherrill Milnes, basa oggi la sue prestazione sui si bemolle, la diesis e si naturali della parte di Cavaradossi (non più di nove complessivamente) che ha ancora belli e squillanti. Per il resto il suo fraseggio è confinato in una sorta di declamazione parlata non troppo rispettosa del dettato musicale, del valore delle note e del testo. Non abbiamo capito, ad esempio, se quel “passami i colori” pronunciato ieri sera in luogo di “dammi i colori”, sia stato lapsus o arbitrio. Anche Maria Guleghina dispone ancora di un poderoso do che in qualche occasione (“non è ver, non è ver, sogghigno di demone” nel secondo atto) la cantante ha sfoggiato. Il resto della prestazione è stato tuttavia altalenante e non sempre fuso nelle dinamiche e nei tempi con quello dei colleghi. Il pubblico nondimeno ha gradito applaudendo talvolta anche a scena aperta.

Note più concrete per Carlos Almaguer che si è prodotto nel suo collaudato Scarpia. Fra gli artisti che completavano il cast, bene lo Spoletta di Francesco Napoleoni e il Pastorello di Anna Russo, mentre il troppo caratterizzato Sacrestano di Lisandro Guinis ha avuto il merito di non perdersi fra le insidie musicali della “cantoria“. Inoltre hanno preso parte alla rappresentazione Davide Mura, Andrea de Campo e Massimo Schillaci. Bene il coro per compattezza e preparazione (direttore Roberto Ardigò) nelle tre scene che gli sono riservate e con esso molto bene anche le voci bianche istruite da Viviana Apicella. Altra cosa che non abbiamo compreso, il taglio della frase “attenti agli sbocchi delle scale“ riservata alla sezione maschile del coro, preceduta dal “vi dico, pugnalato… la donna è Tosca” di Spoletta nel concitato, magistrale, finale dell‘opera.

Delle scene di Carlo Centolavigna ricorderemo il punitorio angelone del terzo atto, dei costumi della Fondazione Cerratelli il rosso scarlatto indossato da Tosca nel primo atto, la regia di Dieter Kaegi non ci siamo accorti che ci fosse, cosa che per molti è un merito. Coproduzione con l‘Opera di Georgia-Tbilisi. Alla fine applausi per tutti.

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