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Ecco il nuovo Museo della Città: a Livorno un percorso fatto di arte, colore, influenze levantine… per conoscere una storia complessa e affascinante. Con fotogallery

Da non perdere, Livorno

di ELISABETTA ARRIGHI

Tutte le storie hanno un inizio, poi si sviluppano seguendo il loro filo logico, per arrivare alla fine oppure a un punto di approdo che, di fatto, è un nuovo inizio, o un proseguimento. Come accade per il Museo della Città a Livorno, nuovo di zecca, che sarà inaugurato lunedì 30 aprile 2018. Un museo che non è esagerato definire bellissimo e sebbene racconti la storia di una città, Livorno, e delle sue genti, raccoglie in sé tante storie. Che proseguono, perché la “nostra” storia, di esseri umani, di popolo, di mescolanze levantine, è destinata a proseguire nel futuro. Noi, questo futuro, non possiamo conoscerlo, ma conoscendo il nostro passato abbiamo gli strumenti per cercare di capire chi siamo e dove andiamo.

Ecco, la storia del Museo della Città, presentato ufficialmente la mattina del 24 aprile 2018 a Livorno dall’assessore alla cultura Francesco Belais, presenti il sindaco Nogarin, la vicesindaco Sorgente, altri assessori, funzionari e dipendenti del Comune, è destinata a proseguire. E’ partita diversi anni fa, più o meno nel 2010, con la giunta Cosimi (assessore alle culture era Mario Tredici) e adesso, dopo oltre otto anni, arriva a compimento. Nel senso che il Museo, ospitato in edifici completamente e filologicamente ristrutturati ubicati nel quartiere storico della Venezia, quello percorso dai Fossi, approda alla sua inaugurazione. Che è punto di arrivo e di (ri)partenza. Perché domani arriveranno sicuramente altre collezioni, altre tele, altre opere … che aggiungeranno nuovi tasselli alla storia di Liburni Civitas.

Ma cos’è il Museo della Città racchiuso nel complesso dei Bottini dell’Olio e del Luogo Pio? E’ il Museo che raccoglie le collezioni cittadine. Mancano solo i Macchiaioli, rimasti nella sede del Museo Civico Giovanni Fattori a Villa Mimbelli, ma per il resto c’è molto e anche di più. Perché il percorso che offre è capace di raccontare la città inquadrandola in diverse epoche storiche, ma anche il suo spirito che si estrinseca pure, e non è fare retorica, nella satira e nel buon cibo dove il cacciucco è quella mescolanza di pesci e sapori che tanto assomiglia al mix di etnie, lingue e religioni che fecero di Livorno un Porto Franco e una città levantina, della quale continua a mostrare aspetti caratteriali.

Utilizzati fino a pochi anni fa come salone per mostre e altro, i Bottini dell’Olio erano, nel Settecento e come dice il nome, un deposito oleario caratterizzato da ampie volte a crociera. Ancora oggi, ad esempio, sono visibili alcuni panciuti contenitori in terracotta che oltre trecento anni fa espletavano alla loro funzione di conservazione dell’olio. A fianco, poi, si trova la ex chiesa (oggi sconsacrata) dedicata alla Vergine Assunta e a San Giuseppe. Detto “del Luogo Pio”, l’ex luogo di culto – nell’ambito dell’importante intervento di restauro – nell’allestimento del museo ospita opere di arte contemporanea ed è stato collegato da un apposito corridoio ai Bottini.

Nella sua complessità il Museo della Città si espande al piano terreno del complesso vero e proprio dei Bottini dell’Olio dove, al primo piano, si trova la Biblioteca Comunale già inaugurata nei mesi scorsi. Il percorso museale mette in mostra circa 600 oggetti d’arte – oltre alle collezioni archeologiche e numismatiche – provenienti in gran parte dal patrimonio delle collezioni cittadine conservate al Museo Fattori e alla Biblioteca Labronica Guerrazzi di Villa Fabbricotti. Ogni opera o gruppo di opere rappresenta un periodo storico, sviluppando un percorso avvincente. Vediamolo (nella fotogallery a seguire alcune opere esposte al Museo e l’ex chiesa del Luogo Pio).

Archeologia. Si parte dai reperti- vasellame, bronzi, fibule e altro – provenenti dai siti dell’area livornese e pisana, connessa allo sviluppo del vicino Porto Pisano. E’ qui che si trova la preziosa collezione archeologica e numismatica Enrico Chiellini, donata al Comune nel 1883, che contiene anche reperti di età etrusca e romana. Molti anche i reperti di archeologia subacquea con anfore e un ceppo d’ancora, tratti da un relitto che si trova nel mare di Ardenza. Reperti, questi ultimi, che sono stati allestiti in maniera scenografica su un fondale di sabbia.

Il ‘600 e il ‘700. Numerosi i documenti medievali redatti su pergamena e appartenenti al fondo “Diplomatico di Livorno”.  Esposti poi un bozzetto in gesso attribuito a Pietro Tacca che rappresenta il famoso monumento dei Quattro Mori e un plastico della Fortezza Vecchia e della città. Il percorso procede con la fondazione di Livorno Città, con il progetto di Bernardo Buontalenti che risale alla fine del Cinquecento. E’ in questo periodo che su volere dei Medici fu deciso di potenziare l’apparato difensivo della città con la costruzione della Fortezza Nuova, incrementando numericamente la popolazione grazie alle Leggi Livornese. 

Si attraversa così il Seicento con la città “Porto Franco”, in cui si commerciava liberamente senza pagare dazi. Una situazione che portò ad un grande sviluppo del porto e alla conquista del primato nel commercio del grano nell’ambito del bacino del Mediterraneo. Ed ecco sbocciare il Settecento con il quartiere della Venezia Nuova, perché costruito sull’acqua, nel quale la maggior parte degli abitanti erano mercanti. Viene poi realizzata la Piazza d’Arme, vengono costruiti importanti edifici come il Palazzo Granducale, la Dogana e il Santuario di Montenero. Pezzi iconografici della collezione Oreste Minutelli raccontano l’evoluzione della città attraverso mappe, stampe, testimonianze, ma anche scene immaginarie che riportano al folklore e alle abitudini passate. Tra queste la famosa pianta della città e del porto di Livorno di Antonio Piemontesi. Cresce contestualmente anche l’editoria: ferve l’attività tipografica  negli opifici di Marco Coltellini e di Giuseppe Aubert. Vengono stampati “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria e l’Enciclopedia di Diderot e D’Alembert.

L’arte sacra e la Livorno delle Nazioni. Nel nuovo Museo di città hanno trovato posto anche alcuni affreschi, databili a fine Trecento, “staccati” nel 1953 dall’Eremo della Sambuca. Si tratta dell’Annunciazione, di San Giovanni e San Luca. E’ presente anche la campana dell’Eremo. Ma Livorno, con il suo mix di etnie, fu culla non solo del culto cattolico, ma anche di altre religioni. La documentazione si trova nelle sezioni dedicate agli Armeni e agli Ebrei. Interessante la ricostruzione in legno e gesso (scala 1:2) dell’antica Sinagoga che venne distrutta dai bombardamenti del 1943. Nella sezione della comunità greco-ortodossa compare invece l’Iconostasi della Santissima Trinità e l’Iconostasi Russa, dai colori e dalla bellezza folgoranti. Tra le opere relative all’arte cattolica ecco la grande Crocifissione di Neri di Bicci (1400) oltre a calici, paramenti sacerdotali, codici miniati di carattere religioso.

L’Ottocento. Notevole la produzione di stampe che raccontano vari luoghi della città. Viene completato l’acquedotto Leopoldino con i depositi del Cisternone e del Cisternino. Al Risorgimento, poi, Livorno offrì idee e partecipazione. Notevole la presenza di cimeli garibaldini (tanti i livornesi che parteciparono alla spedizione dei Mille e lo stesso Garibaldi – del quale in mostra c’è un poncho – fu più volte ospitato in città dalla famiglia Sgarallino). Parte della collezione esposta fa parte del patrimonio che era conservato negli anni Ottanta nella Mostra Permanente di Porta San Marco, poi chiusa.

Dall’Ottocento al Novecento. Nella sezione ottocentesca a cavallo con il Novecento ecco poi le opere di grafica che comprendono Enrico Pollastri, Giovanni Fattori, Plinio Nomellini e Leonetto Cappiello che colpisce con le sue grandi affiche pubblicitarie dai colori decisi, allegri e dal tratto avvolgente. Affascinante il manifesto dell’Estate Livornese. Si trovano poi il Ritratto di Aristide Sommati di Amedeo Modigliani, passando per Moses Levi e Gastone Razzaguta. Una sezione, questa, che unisce idealmente il Museo della Città con il Museo Civico Fattori. Importante infine la sezione dedicata a Pietro Mascagni di cui vengono esposti manoscritti, libretti d’opera, locandine delle sue opere.

La scissione del partito socialista (al Teatro Goldoni) e la nascita (al teatro San Marco) del partito comunista si estrinseca nella prima bandiera del Pci cucita delle “compagne” livornesi. Era il 21 gennaio del 1921.

Molte le foto che testimoniano l’evoluzione urbanistica della città fino alle distruzioni della guerra e dei bombardamenti. E poi il dopoguerra, con Livorno “città del cinema”. Molti i film girati in città e nei dintorni, che arrivano fino al Sorpasso di Monicelli e alle Notti Bianche di Visconti. Fino a Paolo Virzì, regista contemporaneo che nella sua città ha ambientato varie pellicole. Un filmato realizzato da Marco Sisi e proiettato in loop propone alcuni spezzoni dei film pù importanti girati a Livorno a partire dal 1925.

Ed ecco anche la satira, con varie pubblicazioni, e la Livorno in cucina, dal cacciucco alle triglie alla livornese, dal baccalà al ponce. Praticamente una cucina che mescola e trae spunti da Caterina dei Medici per arrivare alle contaminazioni della cucina francese, inglese, russa ed ebraica.

Le teste di Modigliani. Non poteva mancare – nello spazio dedicato alla satira – questo episodio che fa ormai parte della storia contemporanea della città. Per cui su uno sfondo rosso ecco le teste ripescate nel Fosso Reale nell’estate del 1984. L’anno della grande beffa. In mostra la testa scolpita con il Black & Decker dai tre studenti e poi gettata nel Fosso all’altezza del Mercato Coperto. In mostra anche le due teste che furono scolpite dall’artista Froglia, prematuramente scomparso. 

L’arte contemporanea. Il contrasto è netto, ma emozionante. Ai piedi dell’altare della ex chiesa del Luogo Pio, ristrutturata completamente e restaurata per quanto riguarda i preziosi decori barocchi, ecco Il Grande Rettile bianco di Pino Pascali. Ma non solo, perché il contrasto fra barocco e contemporaneo coinvolge anche numerose altre opere come Hiroshima 2 di Tancredi, la Corsa di Alma di Emilio Isgrò. E poi Baruchello, Enrico Castellani, Mario Nigro, Piero Manzoni, Mino Trafeli, Giuseppe Uncini. Opere che fanno parte della collezione che il Comune di Livorno acquistò in occasione delle Mostre alla Casa della Cultura (dal 1951) e nelle edizioni del Premio Modigliani (1955/1967), ma anche in occasione dell’apertura del Museo di Villa Maria (1974).

Il tappeto multimediale e il Cave. Il percorso museale è completato da un tappeto multimediale che interagisce con la mappa della città e permette di poter vedere brevi filmati relativi ai diversi periodi storici mentre il Cave è un ambiente dedicato alla realtà immersiva, fra immagini proiettate su tutti lati della stanza, da guardare con occhiali stereoscopici.

Il 30 aprile: il giorno dell’inaugurazione (come pubblicheremo più dettagliatamente nei prossimi giorni) a partire dalle 17.30 inaugurazione del Museo della Città con un’azione teatrale urbana, un brano da Cavalleria Rusticana, un intermezzo poetico, le canzoni di Piero Ciampi (con Bobo Rondelli), i Cantieri del gesto di Virgilio Sieni.

Info: biglietto intero 8 euro, previsti varitipi di riduzioni. Supplemento per visite guidate 2 euro. 

 

 

 

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