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EatPrato edizione invernale. Ecco il “montagnaccio gentile”, il nuovo dolce firmato dal maestro pasticciere Paolo Sacchetti

In cantina e in cucina, Prato

Eccola la nuova opera di pasticceria firmata dal Pastry Chef Paolo Sacchetti per la collezione inverno di eatPRATO. Un ghirighio (castagnaccio detto alla pratese) rivisitato in chiave gourmet e contemporanea. E’ stato rivelato e degustato con una dimostrazione live nel laboratorio di quello che è la punta di diamante della pasticceria pratese, e non solo. Accanto a lui il suo giovane allievo, nonché figlio, Andrea Sacchetti, di soli 23 anni ,ma già talentuosissimo.

Il “tre torte” della Guida delle Pasticcerie d’Italia, vicepresidente dell’Accademia Maestri Pasticcieri, noto a tutti per le pesche di Prato, delizia della pasticceria ottocentesca, anche questa volta guarda alla tradizione rivisitandola in chiave contemporanea e gourmet, tira fuori un altro piccolo gioiello artigianale e ancora una volta stupisce. Si tratta di un nuovo dolce, monoporzione, pensato, studiato e dedicato a eatPRATO WINTER e alla città di Prato, un dolce che rimarrà nella collezione permanente della Pasticceria Nuovo Mondo come testimonial della città.

L’ispirazione viene da un dolce di tradizione popolare, il castagnaccio o ghirighio, come lo chiamavano le nonne a Prato e il nome allude a quelle montagne che cingono in un abbraccio la città, ma il Montagnaccio gentile by Paolo Sacchetti, una variazione sul tema, si è assai ingentilito, appunto, ed è una gioia sia per la vista che per il gusto. Un dolce rotondo che rimanda a forme femminili, e questo ha un suo senso antico, anche nel mito infatti la montagna è madre, e nutre, e i dolci sono consolatori per definizione. Ecco anche perché il montagnaccio gentile. E’ un cake, un signature cake, dalla forma sferica, quasi un bacio, una dedica che sembra alludere a quel paesaggio appenninico che abbraccia la Città del Tessile.
Il colore, bianco come l’inverno, dai riflessi argentei, lascia sognare, ma all’interno si scoprono i toni caldi e bruni della castagna, la castagna della Val Bisenzio, una vallata pressoché intatta, già appenninica, a nord della città, dalla quale deriva quella meravigliosa farina di castagne utilizzata. La consistenza è morbida, grazie anche all’uvetta e all’uso dell’olio extravergine di Bacchereto. Morbida ma non troppo, perchè già sulla glassa “pinguino” all’esterno, data da un velo leggero di cioccolato bianco, troviamo una granella di pinoli che aggiunge leggera croccantezza. Anche all’interno scaglie di frutta secca che la noce caramellata sul top ricorda. A completare il tutto, non poteva mancare un accenno di “ramerino” come la tradizione vuole, appena un ciuffo. Chi vuole può gustarlo anche con della panna accanto che regala ancor più grazia. Il risultato al palato, con una piccola citazione savoury, è un tripudio di sapori caldi, familiari, confortevoli quasi, ma delicati e compositi come solo un grande maestro dell’arte dolciaria poteva regalare.

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