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Il “Déluge”, ovvero la libertà dell’arte di indagare il male dell’uomo. Chiara Savettieri e lo studio del dipinto i Girodet

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«Tutto è disperazione in questo dipinto»: così esclama esterrefatto un anonimo recensore del Salon parigino del 1806 dinanzi alla “Scena di un Diluvio” di Anne-Louis Girodet (Tav. I), noto come il “Déluge”. La cupa e drammatica tela rappresenta, sullo sfondo di una natura tetra e avversa, una famiglia che sta per cadere nelle acque, aggrappata a un ramo che si spezza. Questa scena – tutta giocata sul senso dell’imminenza della catastrofe, totalmente priva di un qualunque messaggio positivo o di uno spiraglio di speranza – fa scandalo e scuote violentemente il pubblico. L’opera, in effetti, suscita negli spettatori le reazioni più varie, che vanno dal terrore alla crisi di nervi: il pubblico non riesce a fissare a lungo il quadro, che provoca un effetto di repulsione e costringe a volgere lo sguardo indietro.

Il “Déluge” è il protagonista del libro  “Tutto è disperazione. Interpretazione del Déluge di Anne-Louis Girodet” (Edizioni ETS, Pisa) scritto da Chiara Savettieri, che cerca di offrirne una lettura globale, rispondendo a una serie di domande: perché quest’opera desta lo sconvolgimento degli spettatori di allora? Come si pone rispetto alla coeva e precedente tradizione iconografica dei Diluvi? In cosa consiste la sua originalità? In che modo va a spiazzare l’orizzonte di attesa del pubblico? È semplicemente un’opera che vuole provocare e disturbare, oppure contiene un messaggio filosofico ed estetico di “rottura” rispetto al contesto in cui si trova? Ma forse la domanda nodale è: perché scrivere un libro sul “Déluge”, opera eccentrica e bizzarra di un artista tutto sommato poco noto al di fuori della Francia?

“(…) Posso qui anticipare che la tela di Girodet è emblematica di tensioni romantiche all’interno di un’arte che resta stilisticamente neoclassica; soprattutto, si tratta di un’opera che non solo infrange alcuni principi del sistema accademico, ma che si pone come un vero e proprio manifesto contro l’idea, molto accreditata nella Francia napoleonica, che il fine dell’arte sia il bello e che l’espressione”. Il “Déluge” è una dichiarazione di guerra nei confronti della concezione neoclassica dell’arte quale era stata esemplificata negli scritti di Gotthold Ephraim Lessing e di Johann Joachim Winckelmann, ed una delle prime, provocatorie aperture – nel contesto francese – verso una visione più libera delle possibilità espressive della pittura.

“Tutto è disperazione. Interpretazione del Déluge di Anne-Louis Girodet” di Chiara Savettieri (Edizioni ETS, Pisa)

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