CORONAVIRUS. Sul sito delle Gallerie degli Uffizi la mostra virtuale (in 26 tappe) dei gioielli dipinti nel XV e XVI secolo

Arte, Firenze

Se si pensa agli Uffizi, viene subito in mente lo scenografico edificio vasariano contenitore di dipinti famosi e sculture antiche: non si immagina certo di trovare al suo interno anche bellissimi gioielli. Ma quelli, opera del pennello, che si possono ammirare nei dipinti della Galleria, (gli oggetti preziosi di vere gemme e metalli sono custoditi nelle sale del Tesoro dei Granduchi, in Palazzo Pitti), sono ugualmente preziosi perché raccontano di mode passate, rivelano il gusto di un’epoca, spesso costituiscono la memoria di oggetti perduti e, allo stesso tempo, aiutano a comprendere meglio il significato di un’opera o ad identificare un personaggio che vi è ritratto.

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Madonna, Filippino Lippi

Che siano descritti con maniacale perfezionismo o resi sommariamente con sintetica eleganza, essi sono sempre ricchi di significato, diventando una chiave supplementare per decifrare l’iconografia di un quadro. Realizzati con materiali preziosi, rari e esotici, i gioielli non rispondono soltanto alla necessità di abbellire e impreziosire il corpo, ma anche all’urgenza di ‘rafforzarlo’ secondo una concezione magica che sopravvive almeno fino al XVII secolo. Grazie a testi antichi, noti come “lapidari”, è oggi possibile decifrare il linguaggio misterioso delle gemme e, interpretando le forme degli ornamenti stessi e i luoghi del corpo ove sono indossati, scoprire significati di volta in volta diversi. Così, i monili raffigurati nei dipinti non restano quasi mai meri dettagli decorativi, ma elementi parlanti di un rebus, indizi, o tracce rivelatorie della cultura dell’artista.

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Raccontare tutto questo per immagini è l’intento dell’ipervisione intitolata “Gioielli agli Uffizi: un itinerario tra i misteri delle gemme dipinte”.  Sul sito delle Gallerie (all’indirizzo https://www.uffizi.it/mostre-virtuali/gioielli-agli-uffizi) è visitabile da venerdì 8 maggio 2020 un percorso che dal XV secolo arriva agli inizi del XVI, mostrando riproduzioni ad alta definizione di capolavori che vanno dall’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano al Ritratto di Richard Southwell di Hans Holbein, attraverso 26 tappe costituite da opere famosissime, veri e propri pilastri della storia dell’arte, esposte al secondo piano delle Gallerie. L’inedito taglio proposto permette di scoprire ambizioni e valori dei grandi protagonisti dei ritratti, noti e ignoti, di intravederne paure e desideri, ma anche di comprendere meglio le raffigurazioni sacre attraverso il linguaggio delle gemme e la forma dei gioielli restituendo agli artisti inaspettate competenze nell’oreficeria e nella gemmologia. I diamanti sono davvero i migliori amici delle ragazze? Forse non solo in senso frivolo, se si guarda al ritratto di Elisabetta Gonzaga di Raffaello (foto sopra il titolo, particolare) e alla pietra che le brilla in fronte, segno della forza del suo intelletto: anche in questo caso l’Urbinate mostra allo stesso tempo eloquenza psicologica e profonda cultura di oreficeria. E lo stesso può essere detto per tutti gli altri artisti che compaiono in questa luccicante carrellata.

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La primavera, Botticelli

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