CANTO DI NATALE. Leggere un libro e ascoltare una melodia: le voci di Pavarotti e Gigli ma anche quella di Bing Crosby con “White Christmas”

Concerti e Lirica

di FULVIO VENTURI –

Natale, si sa, è anche il periodo delle canzoni. Chi non ricorda un edulcorato spezzone cinematografico con Bing Crosby che canta White Christmas (foto in basso) sotto il fioccare della neve? Oppure la bella voce di Pavarotti (nella foto sopra il titolo la copertina di un suo cd natalizio pubblicato dalla Decca) che intona Adeste fideles, e quella opulenta di Gigli in Tu scendi dalle stelle?

Tuttavia il Natale, con i suoi tempi più lenti, le sue sere vagamente più lunghe, potrebbe essere anche il periodo della lettura. Ricordo il Natale 1964, avevo dieci anni, e un libro, un classico della letteratura infantile, Incompreso. Misunderstood, di Florence Montgomery. Leggero? No. Divertente? Neanche, allora la letteratura “per bambini” s’intendeva in senso moralistico e questo era un libro ottocentesco, di sentimenti vittoriani. Libro triste, lancinante, strappalacrime nel finale, che tuttavia sapeva anche ben descrivere un certo ambiente familiare e che non mi ha più lasciato. E dunque, leggiamo, è un’esortazione, e ascoltiamo musica. Fra una salsa per crostini e un manicaretto natalizio, fra una fetta di panettone e un cavalluccio toscano profumato d’anice, prendiamo un libro e magari accoppiamo alla lettura l’ascolto di qualche buona pagina di musica. E a questo riguardo ho persino preparato una mia top-list.

Inizierei con Canto di Natale, A Christmas Carol, di Dickens. Critico e commovente, apparentemente innocuo, ma profondamente riflessivo, almeno una volta nella vita va letto. Lo accoppierei all’ascolto di I saw three ships, canto tradizionale apparso poco prima della pubblicazione del racconto dickensiano che è del 1853.

Da Dickens a Wilde il passo è… breve e luuuuunghissimo allo stesso tempo. Quarant’anni di differenza, ma quanta acqua sotto i ponti. Ascesa e caduta del periodo vittoriano, apogeo e decadenza del liberismo inglese. Entrambi nascono in città di mare. Aduna e vita e morte il bianco mare, dice un poeta italiano coevo (Gabriele d’Annunzio, ndr) ma la Portsmouth di Dickens è così diversa dalla Dublino di Wilde. Entrambi conosceranno il carcere, ma in circostanze così diverse. Per le sieste natalizie non sceglierei di stonarmi nelle esalazioni malate di Dorian Gray, ma i profumi più delicati e tuttavia non meno persistenti, del Principe felice ed altri racconti. E qui, fra una fetta di speziatissimo plum pudding e di un calice di porto ben invecchiato, ascolterei The last rose of summer e qualche maliosissima canzone marinaresca irlandese, se non sono natalizie fa niente, come quelle che talvolta Marilyn Horne cantava nella scena della lezione del Barbiere di Siviglia.

Impossibile tralasciare Maschiette e filosofi (Flappers and philosophers) la prima raccolta di racconti di Francis Scott Fitzgerald. Uscita nel 1920 per i tipi di Scribner, essa pubblica in libro una selezione di brevi novelle già apparse su diverse riveste letterarie. Lettura veloce, ma non evanescente, anzi indimenticabile, che enuncia tutta la poetica di Fitzgerald. Le acconciature femminili sono in primo piano, trecce che cadono davanti ad un domani interrogativo che stemperiamo in tutto un repertorio di canzoni americane, da Jingle bells a White Christmas.

Altro libro che leggerei è Buon Natale, Buon Anno di Pasquale Festa Campanile, romanzo dal quale fu poi tratto il fortunato film di Comencini con la stupenda Virna Lisi e Michael Serrault. Favola triste, surreale e divertente (non è un ossimoro) sulla caducità della vita. Qui ci accoppiamo canti nostrani, magari dell’Italia Centro-Meridionale, come Cristo è nato e Tu scendi dalle stelle.

Cambiamo genere per gli appassionati d’opera e del Belcanto. La casa editrice Sillabe ha pubblicato proprio in questo periodo una interessante monografia su Luigi Marchesi, “castrato” dei più famosi di ogni epoca. Stefano Aresi ne è l’autore, Vita e arte di Luigi Marchesi musico soprano (1754-1829) il titolo.

Un viaggio avvincente nella biografia e nella carriera fulgidissima di questo famoso cantante dallo stile eroico e galante che aveva il potere di affascinare le folle e di far innamorare le donne. E in omaggio a questa bella pubblicazione ascoltiamo l’aria “O qual contento” da Lauso e Lidia di Johann Simon Mayr, o “Superbo di me stesso”, sottile allusione, da L’Olimpiade di Cimarosa. Se poi volete dare un’occhiata anche al Pietro Mascagni e le sue opere/ and his operas del sottoscritto (ovvero Fulvio Venturi), fate pure. In questo caso accoppiate l’ascolto di un fiammeggiante “Inno del Sole” da Iris (immagine a sinistra) e beveteci un buon vermouth d’antica ricetta, prediletto da Mascagni.

Buon Natale, con queste letture e queste musiche è già Befana.

2 comments

  • Che emozione questo articolo!
    Aver ripresentato “Incompreso” e “Il cantico di Natale” (così era tradotto il titolo nel mio libro di allora e imparai la parola cantico) mi pare un atto di sensibilità e di maturità straordinarie. Da troppi anni ci vergogniamo del libri strappalacrime. Del secondo, non so davvero quanto le traduzioni filmiche con immagini digitali possano trasmettere sull’aridità e sulle risorse del cuore umano: un libro è sempre un’altra cosa.
    Preziosi tutti gli altri suggerimenti, con relativi abbinamenti musicali.
    Grazie di cuore e sinceri auguri di Buon Natale all’autore e alla redazione.

    • Grazie mille per il suo commento da parte della redazione e dall’autore. E grazie per le sue interessanti note che ci stimolano a fare sempre meglio. Nell’occasione un cordiale augurio di Buone Feste. La redazione di http://www.todcanaeventinews.it

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