Memoria fotografica, storia di un recupero collettivo. L’archivio di Daniele Dainelli (40mila fotogrammi) salvato dalla gente in mezzo al fango della tragica alluvione del settembre 2017. Ai Bottini dell’Olio di Livorno

Ecco un suggestivo racconto (ufficio stampa Capo Verso) della giornata di sabato 11 maggio 2019 alla Biblioteca Labronica Bottini dell’Olio a Livorno: il workshop, il seminario, la mostra.

«Sono sicura che l’archivio di Daniele Dainelli avrà una nuova vita – sostiene la fotografa livornese Laura Lezza – Come i vasi cinesi recuperati con l’oro». Quelli, in Giappone, si salvano con la tecnica del kintsugi, per farli tornare anche più belli di come lo erano prima, pezzi unici. A Livorno, invece, se una parte dell’archivio fotografico di Daniele Dainelli si è salvato lo si deve alla gente. A tutte le persone che, a partire da Jasmine e Federica Dainelli (le figlie di Daniele) e da Laura Lezza si sono attivate subito dopo l’alluvione che ha colpito Livorno nel settembre 2017. Per salvare il salvabile, per chiedere aiuto, lanciare appelli e mettersi al lavoro. Uno struggente, e al tempo stesso appassionante passaparola ha fatto sì che, dai primi interventi dei cittadini, l’archivio fotografico sia passato nelle mani di professionisti, archivisti e restauratori, capaci di stabilizzare il materiale e quanto meno interrompere il processo di degrado. È quanto hanno fatto a Bologna i membri di Chief onlus (Cultural Heritage International Emergency Force), e assieme al loro c’è il contributo di tutti i soggetti coinvolti nel progetto, finanziato dalla Regione Toscana, “Memoria Fotografica: Storia di un recupero collettivo”, che sabato 11 maggio 2019 ha occupato un’intera giornata alla Biblioteca Labronica di Livorno, con una cospicua e significativa partecipazione di pubblico.

  • Al mattino il workshop “Contributi per la definizione di una metodologia di recupero di materiale fotografico”, organizzato dall’Istituto di Fisica applicata “Nello Carrara” del CNR di Firenze e dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze in collaborazione con la Coop Itinera Progetti e Ricerche di Livorno, con i contributi di Anne Cartier-Bresson (INP), Barbara Cattaneo (OPD), Simona Cicala (SABAP-BA) e Giulia Fraticelli (Restauratrice indipendente), Rodorico Giorgi (UniFI), Isetta Tosini (OPD), Giorgio Trumpy (Università Zurich) e Marcello Picollo (IFAC-CNR).
  • Nel pomeriggio, quindi, spazio al seminario “Memoria Fotografica: storia di un recupero collettivo”, in cui si è messo a fuoco il processo operativo di recupero dell’archivio fotografico di Dainelli, con i contributi di Laura Lezza (fotografa Getty Images), Pietro Livi e Massimo Montanari di Chief onlus, Giulia Fraticelli (Restauratrice), Michele Lezza (Associazione 8mmezzo), Emanuela Sesti (Archivio Alinari) e Michele Smargiassi (giornalista de La Repubblica).

A seguire, con l’iniziativa intitolata “L’immagine ferita”, Renata Ferri (photoeditor di Io Donna) ha dialogato direttamente con il fotografo Daniele Dainelli, prima dell’inaugurazione della mostra collocata al primo piano della Biblioteca Labronica Bottini dell’Olio, dove resterà fino al 30 giugno 2019, con ingresso gratuito. Sono esposti gli scatti recuperati, ma anche quelli danneggiati e i negativi. «Vedere esposto il mio archivio – afferma Dainelli – mi smuove un sentimento di appartenenza verso tutto ciò che è successo perché l’archivio oggi si trovi in esposizione; un movimento di cui mi sento parte, e anche responsabile, nei confronti di quello che è stato fatto e di tutte le persone che hanno messo le mani all’archivio. Pertanto, credo che ci sia ancora molto da lavorare e questa mostra sia solo un inizio. Da parte mia dovrà esserci un lavoro di maggiore consapevolezza verso questo archivio e verso la memoria».

«Mi piacerebbe – ha detto l’assessore alla Cultura del Comune di Livorno Francesco Belais – che qualcosa di questo archivio rimanesse qui anche oltre la mostra. Da una cicatrice come l’alluvione è nato qualcosa di bello grazie all’arte, che è un modo per guardare avanti».

L’archivio di Dainelli (circa 40.000 fotogrammi) comprende classi diverse di materiale fotografico (negativi colore, diapositive colore, stampe a sviluppo cromogeno e inkjet) ed è stato gravemente compromesso dall’alluvione. Nonostante il primo intervento di urgenza eseguito sul corpus dell’archivio nei giorni successivi all’inondazione, il materiale versa attualmente in uno stato di conservazione molto critico che, in assenza di un intervento mirato, può comprometterne definitivamente la fruibilità.  È quindi evidente la necessità di un piano strutturato per il recupero e la restituzione della leggibilità del materiale, e per la sua conservazione a lungo termine, sia al fine di garantire nuovamente la fruibilità sia per prevenire l’avanzare di processi di degrado ormai innescati dall’esposizione alle condizioni estreme dell’alluvionamento. La mostra “Memoria Fotografica: Storia di un recupero collettivo”  resterà aperta fino al 30 giugno (ingresso libero). Per informazioni: Coop Itinera – Tel. 0586/894563 – 339/4175103 – segreteria@itinera.info.