“Bianchisentieri” in scena al festival Orizzonti Verticali di San Gimignano (dal 27 agosto) e poi a Firenze (il 30 a Villa Bardini)

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La Compagnia Giardino Chiuso presenta “Bianchisentieri”, ideazione Tuccio Guicciardini e Patrizia de Bari, coreografia Patrizia de Bari, costumi Rosaria Minneci, elaborazioni sonore Daniele Borri, video Andrea Montagnani. Lo spettacolo va in scena al festival Orizzonti Verticali di San Gimignano Siena (dal 27 al 29 agosto 2020) interpretato da Camilla Diana, Stefania Menestrina, Giulia Orlando, Françoise Parlanti; mentre il 30 agosto sarà  al Festival La Città dei Lettori alla Villa Bardini di Firenze.Festival La città dei lettori, Villa Bardini (FI) 30 agosto 2020, con il contributo di Fondazione CR Firenze e in collaborazione con Villa Bardini e COB/Compagnia Opus Ballet.

La performance, interpretata da uno o più danzatori, incalza, con suggestioni visive e sonore, i temi della conservazione e della trasmissione, attraverso la memoria, e della conoscenza. Il lavoro, pensato per vari allestimenti in spazi teatrali, urbani e museali muta a seconda dei luoghi da cui trae ispirazione e che suggeriscono, di volta in volta, nuove partiture coreografiche, sonore e video.

La trasposizione in un’immagine surreale da’ vita ad un “animale” raro, forse già scomparso, che trascina un abito costruito con pagine di libri oramai dismessi, pronti per il macero, come simbolo della memoria del passato e depositari del sapere. Le tracce lasciate dal suo passaggio prenderanno forma, come nei sogni, assumendo una fisionomia concreta; rinasceranno desideri, curiosità e voglia di conoscenza. Bianchi come i fogli e Sentieri come i solchi della scrittura, fonte primaria della trasmissione e del sapere.

L’abito rimanda ad immagini e suoni archetipici: scheletro/armatura/ossatura e mare/vento, in una commistione di elementi naturali come l’acqua, l’aria e la terra.

La coreografa Patrizia De Bari cosi’ descrive il personaggio:

Sono una traghettatrice impalpabile, sfuggente, come un animale, un animale raro e diffidente. Trascino con me pagine e pagine di scrittura: parole, segni, speranze, sapere, sogni, visoni, appelli, e pagine, pagine, qualcuna bianca, ancora pura da essere solcata da un tratto che illumini, che innamori e ravvivi le menti o alimenti i ricordi. Il mio destino, il mio percorso… le mie tracce… al mio passaggio prendono forma come nei sogni, assumono una fisionomia concreta, reale, più reale dei sogni. Il mio carico è prezioso, delicato, faticoso.Questo trascino, questo destino che mi condanna a fuggire da luoghi persi immediatamente dalla mia memoria, pronta per accogliere fugacemente altre facce, altri visi, altre espressioni, altri paesaggi. Felice, delusa, ridente o piangente, non importa, il mio destino è scritto, nelle (mie) pagine compagne di questo viaggio. Scappo, per sempre, dai luoghi, dal tempo, lasciando tracce dietro di me al mio passaggio.”

 

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