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“I bei giorni di Aranjuez”: nel tempo sospeso e nella memoria incompiuta con Marconcini e Daddi (un articolo del critico Gabriele Rizza)

Pisa, Teatro e Danza

di GABRIELE RIZZA

Per i cinefili l’approdo è immediato: “L’anno scorso a Marienbad” di Alain Resnais. Il nouveau roman sposa la nouvelle vague: il corto circuito è ammaliante. Su questo fondale in bianco e nero, dove il tempo sembra essersi fermato, si proiettano Dario Marconcini e Giovanna Daddi per la loro ultima avventura teatrale: “I bei giorni di Aranjuez” di Peter Handke, che giovedì 27 aprile 2017 debutta in prima nazionale al Francesco di Bartolo di Buti (repliche fino sabato 29 aprile).

Siamo nel tempo sospeso e nella memoria incompiuta. Un uomo e una donna siedono a un tavolo da giardino, all’aperto, in un bel giorno d’estate. Parlano d’amore. Così almeno sembra dalla confidenza e l’intimità dei loro atteggiamenti. Sarà vero? La realtà del teatro li smentisce. I due stanno “giocando”. Stanno recitando. La loro complicità è solo quella della vicinanza professionale, due attori in scena su un palcoscenico. Lo spazio dove finisce l’arte e si incontra la vita.

La conversazione amorosa di Handke è una meteora, fuori dal tempo e dallo spazio. Sono frammenti, ricordi, allusioni, evocazioni? E’ un rito, una cerimonia segreta, un divertissement ludico e ingannevole? “Quello che ci affascina di questo testo – spiega Marconcini – al di là della sua avvincente irrapresentabilità, è che Handke abbandona la vis provocatoria che ha contraddistinto il suo percorso teatrale, e attraverso un dialogo calmo e rarefatto, ci dà la possibilità, immobilizzando il corpo degli attori attorno a un tavolo, di lasciarsi andare, solo con la parola, a onde di ricordi e visioni dove veglia e sogno si intersecano. Handke dà spazio ai suoi fantasmi ma questa quiete, dove la confessione, la sincerità, il sogno, le visioni sono linfa vitale, viene turbata dall’irrompere del rumore di un mondo da cui invano si vuol fuggire”. Inizio spettacolo ore 21,15. Info 0587 724548.

 

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