Beatrice Venezi, giovane direttore d’orchestra internazionale, sarà la madrina a Viareggio (8 giugno) del varo del “Tirrenia II”. La storia della barca d’epoca e il restauro del Cantiere Del Carlo

Da non perdere, Versilia

Cresce l’attesa per il varo del Tirrenia II, uno dei più importanti ritorni in mare del 2019, un’imbarcazione che ha fatto storia e che torna a nuova vita dopo l’opera di restauro del Cantiere Navale Del Carlo di Viareggio. Tre anni sono durati i lavori su questa splendida imbarcazione lunga 18,54 metri (escluso bompresso), costruita in legno di teak e messa in acqua nel 1914 dal cantiere inglese H.R. Stevens di Southampton su progetto di Frederick Shepherd.

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L’appuntamento con il varo, come è stato già anticipato giorni fa da www.toscanaeventinews.it, è in programma sabato 8 giugno 2019 alle ore 17.30 nella Darsena viareggina, nell’area del Cantiere Del Carlo e la discesa in acqua sarà accompagnata dalle sirene di una flotta di motoscafi Riva associati alla Riva Historical Society. Un’altra eccellenza della storia della nautica italiana che saràpresente in Darsena appositamente per salutare Tirrenia II e partecipare ad uno dei raduni internazionali del prestigioso marchio Riva che tanti appassionati è in grado di mobilitare. La madrina dell’evento sarà un grande e affascinante personaggio dellacultura.

LA MADRINA DEL VARO: BEATRICE VENEZI

Il maestro Beatrice Venezi, lucchese, giovane direttore di orchestra e già affermatissima protagonista della scena internazionale per aver diretto le più importanti orchestre, dirigerà col suo ruolo di madrina le fasi del varo del Tirrenia II. La rivista Forbes l’ha addirittura inserita tra i cento under 30 più influential mondo. Beatrice è da sempre una grande amica di Viareggio e della Versilia dove ha diretto – a Torre del Lago – alcuni capolavori del repertorio pucciniano nello scenario del Gran Teatro all’aperto.

LA SODDISFAZIONE DI GUIDO DEL CARLO PER UN’OPERA DI RESTAURO UNICA

Il Cantiere Del Carlo nasce ufficialmente nel 1963 ad opera di Francesco Del Carlo, classe 1927.

Francesco, Guido e Marco Del Carlo
Francesco, Guido e Marco Del Carlo

All’epoca l’attività, svolta presso la sede storica in Darsena Italia a Viareggio, attrezzata con tre scali di alaggio e varo, riguardava principalmente la costruzione di pescherecci in quercia e pino fino a 25 metri di lunghezza, oltre alla ristrutturazione di barche da lavoro. Oggi molti di questi scafi navigano ancora e tornano periodicamente in cantiere per l’ordinaria manutenzione. La crisi del settore della pesca e il conseguente calo degli ordini ha spinto però il cantiere a specializzarsi nel recupero di imbarcazioni da diporto in legno, settore in cui si è imposto a livello internazionale.

La soddisfazione per aver ridato una nuova vita al Tirrenia II viene espressa da Guido Del Carlo, uno dei due proprietari del cantiere navale:Ogni volta che riportiamoun’imbarcazione storica al vecchio splendore è una grande emozione, perché si trattadi pezzi unici, come lo sono allo stesso modo i quadri d’epoca. Il Tirrenia II ha 105 anni di storia e in seguito ad un lungo periodo di sostanziale abbandono era un tesoro destinato a perdersi se gli armatori non avessero deciso di riportarlo a nuova vita dopo essersene letteralmente innamorati”.

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(ph. Carlo Borlenghi)

“Sono stati necessari tre anni per portare a compimento questo progetto di restauro – conclude Guido Del Carlo – Il nostro lavoro è stato quello di entrare nelle mente delprogettista inglese dell’epoca e replicare ogni pezzo danneggiato del Tirrenia II come era in origine, rispettandone la storia e i materiali. Nello specifico, lo smantellamento dei torelli di dritta e sinistra, lo smontaggio della zavorra in piombo con relativa sostituzione dei perni, la ricostruzione della nuova chiglia in mogano nella quale è stata sagomata la battura. E ancora la sverniciatura integrale dello scafo, la sostituzione dicirca 100 metri lineari di tavole dell’opera viva e opera morta, della vecchia viteria di serraggio con altra in bronzo-silicio, la gommatura del ponte in teak e la ricostruzione di una nuova pala del timone in legno di mogano. Ci siamo occupati ovviamente anche degli interni della barca, ricoperti da pregiati pannelli di radica, che sono rimasti quasiintegralmente originali. In particolare, all’interno degli alloggi, gli armatori si sonoinnamorati di un camino in bronzo che abbiamo restaurato per dargli una funzione puramente estetica. Per fortuna le imbarcazioni in legno sono immortali, non muoiono mai, e sostituendo i pezzi deteriorati è possibile recuperarle integralmente al contrario degli scafi in acciaio, che spesso vengono danneggiati in modo permanente dallaruggine”.

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