Beatrice Rana e Stefano Bollani a “Nessun dorma” (il 2 novembre alle 21.15 su Rai5). Insieme suoneranno Saint-Saens e Gershwin su due pianoforti gran coda

Concerti e Lirica

Due grandi pianisti, due percorsi diversi, classico e jazz, due eccellenze che intrecciano la propria tecnica e sensibilità per gli spettatori: Beatrice Rana e Stefano Bollani. “Nessun dorma”, il programma di Rai Cultura condotto da Massimo Bernardini, in onda lunedì 2 novembre 2020 alle 21.15 su Rai5 (canale 23) apre le sue porte a due tra i maggiori pianisti italiani sulla scena internazionale e, per la prima volta, Rana e Bollani si esibiscono – insieme, ma distanziati – suonando Saint-Saens e Gershwin, su due pianoforti gran coda del Centro di Produzione Tv Rai di Milano. Ma non manca un accenno a uno dei vertici della produzione musicale, le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach, che Beatrice Rana ha già inciso in un disco vincitore del Grammophone Award nel 2107: “La scelta – ricorda – è stata dettata da due fattori. Il primo è che Bach ha sempre fatto parte del mio repertorio e le Goldberg possono sembrare una scelta avventata, essendo così giovane. In realtà lo spartito proprio delle Goldberg era sul pianoforte da tanti anni”. E anche Bollani “reinterpreta” Bach a modo suo: “con il mio accento, come quando uno parla. Perché Bach, piace a tutti anche filosoficamente, perché è un personaggio che scrive della musica perfetta geometricamente e matematicamente è dà l’impressione di una grande saggezza, senza perdere il ‘calore’ della musica”.

Tra aneddoti e musica, condivisi in collegamento anche con gli studenti del Conservatorio di Torino, “Nessun dorma” propone, così, una serata che è non solo un omaggio alla musica di ogni tempo ma anche una testimonianza del ruolo del servizio pubblico.  

“In questi tempi di pandemia – dice Massimo Bernardini – la Rai avverte con maggior forza la necessità di portare nelle case degli italiani il piacere dell’arte e della musica e di fornire un palcoscenico agli artisti, privati a causa della pandemia di teatri, sale da concerto e soprattutto di un pubblico cui offrire la propria arte”.

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