7 dicembre, il giorno del compleanno di Pietro Mascagni. Una riflessione sulle sue opere (dopo “Cavalleria rusticana”). L’analisi di Fulvio Venturi

Da non perdere, Livorno

di FULVIO VENTURI

Ricorre oggi (venerdì 7 dicembre 2018, ndr) l’anniversario della nascita di Pietro Mascagni, uno dei compositori più rappresentati al mondo per una sola opera: “Cavalleria rusticana”. E poi? Praticamente niente altro, se non luoghi comuni. Mascagni che non riesce a ripetere il successo di “Cavalleria rusticana”, Mascagni e la sottocultura musicale italiana, Mascagni ha scritto solo roba brutta, Mascagni fascista. E’ così? Noi non lo crediamo, anzi crediamo che le sue opere, in gran parte, siano degne rappresentanti di un periodo molto complesso, ma votato alla bellezza come la fine dell’Ottocento, e possano figurare nel rapporto opera-letteratura-pittura accanto alle più alte produzioni culturali europee di allora.

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Pietro Mascagni, ritratto (Angolo Tommasi). Sopra il titolo: Mascagni al Teatro Goldoni di Livorno

Mascagni e il teatro d’opera: dalla consacrazione mondiale che il compositore si aggiudicò con “Cavalleria rusticana” all’ultima stanca espressione di “Nerone”. Quarantacinque anni esatti, mezzo secolo. Tra questi due titoli, e gli anni in cui apparvero, il 1890 per Cavalleria, il 1935 per Nerone, un’infinità di composizioni di varia intensità segna inevitabilmente le tappe fondamentali della storia della musica italiana. Dal teatro d’opera verista, al simbolismo orientaleggiante con “Iris”, al revival medievalistico, in forma di favola, con “Isabeau”, al bozzettismo di stampo macchiaiolo con “Silvano”, dall’estetismo dannunziano di “Parisina”, alla delicata e quasi naïf “Lodoletta”. Tutto un caleidoscopio d’esperienze e d’emozioni, ben inserito nella storia del teatro, spesso nel segno dell’anticipazione.

Pietro Mascagni nasce a Livorno in Piazza delle Erbe, l’attuale Piazza Cavallotti, il 7 dicembre 1863. Perde presto la madre ed inizia a comporre quando frequenta ancora il ginnasio nonostante il padre volesse fare di lui un avvocato. In questo periodo i suoi lavori più rilevanti hanno carattere religioso. Il 9 febbraio 1881 si esegue all’Istituto Cherubini la cantata “In Filanda”, la prima composizione profana di ampie dimensioni composta da Pietro Mascagni. Il successo è vibrante.

Nell’ottobre 1882 Pietro Mascagni supera l’esame d’ammissione al Regio Conservatorio di Milano. Subito dopo, pensando di comporre un’opera per un concorso del Conservatorio, s’invaghisce di “Guglielmo Ratcliff”, la tragedia di Heinrich Heine, nella traduzione di Andrea Maffei. Frequentando le lezioni conosce Giacomo Puccini, allievo del Conservatorio dal 1880. Sei anni più tardi, dopo l’abbandono del Conservatorio ed un lungo girovagare per l’Italia come direttore d’operette, Pietro Mascagni decide di partecipare al concorso indetto dalla Casa musicale Sonzogno di Milano per un’opera in un atto e compone “Cavalleria rusticana”, che vince la competizione e va in scena il 17 maggio 1890 al Teatro Costanzi di Roma con un successo senza precedenti. La notizia è battuta dalla stampa e Pietro Mascagni, in una sola notte, diventa famosissimo. Tutto il mondo lo considera un innovatore.

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Mascagni al pianoforte (Foto Miniati)

L’anno successivo (31 ottobre 1891) presenta la sua seconda opera, “L’amico Fritz”, che va in scena ancora al Teatro Costanzi di Roma ed ha un successo analogo a quello di “Cavalleria rusticana”. Nel 1892 Mascagni attende alla composizione de “I Rantzau”, la sua terza opera, tratta anch’essa, come “L’amico Fritz”, da un lavoro di Emile Erckmann e Alexandre Chatrian (Les deux frères). Nel mese di settembre, Mascagni è invitato a Vienna per la rappresentazione di “Cavalleria rusticana” e “L’amico Fritz”. Ha gran successo e riceve clamorose dimostrazioni di simpatia. Nel mondo si parla del “fenomeno Mascagni” ed i giovani copiano la sua pettinatura. Il 16 febbraio 1895 va in scena alla Scala “Guglielmo Ratcliff”. Il successo è cospicuo, ma l’autore, forse con ragione, è convinto che l’opera non sia stata compresa in tutta la sua complessità. In fondo, il pubblico e la critica aspettavano da Mascagni un soggetto mediterraneo,“verista”, più dell’atmosfera nordica e protoromantica emanata letterariamente dallo “sturm und drang” di Heine. Ed è anche oppurtuno rilevare che all’epoca le fazioni del partito dei “mascagnani” e degli “antimascagnani” erano già molto pronunciate. “Guglielmo Ratcliff“ è comunque riconosciuta opera di valore e di qualità. Il 25 marzo 1895 a sole cinque settimane dalla rappresentazione di “Guglielmo Ratcliff”, va in scena alla Scala anche “Silvano”. Mascagni ha lavorato a quest’opera molto affrettatamente e l’austera cornice scaligera è troppo formale per la rappresentazione di una piccola opera “verista”. Non si può parlare d’insuccesso, ma la venuta al mondo di “Silvano” passa piuttosto sotto silenzio. Il libretto è innegabilmente irrisolto, il musicista ha fallito la composizione dei passi di collegamento tra le diverse situazioni sceniche. È un’occasione perduta, forse il primo errore professionale di Mascagni, ed è un peccato, perché la nuova opera presenta, all’inizio del secondo atto, venti minuti di musica bellissima, nella quale si avvertono riferimenti naturalistici, il balenio della luce lunare e la voce della risacca nelle notti di bonaccia sul lungomare labronico. Nel settembre dello stesso anno accetta l’incarico di direttore del Liceo musicale “Rossini” di Pesaro. Il 2 marzo 1896, nel corso delle celebrazioni per il centenario della nascita di Rossini, Mascagni dirige nel salone del Liceo Rossini “Zanetto”, piccola opera tratta dalla commedia “Le passant” del parnassiano François Coppée, che l’aveva fatta rappresentare per la prima volta a Parigi, in data 14 gennaio 1869, al Théâtre de l’Odeon, con Sarah Bernardt in veste di protagonista. Il libretto di questo lunare bozzetto lirico, ambientato nel paesaggio toscano rinascimentale sullo sfondo di Firenze, è stato redatto ancora una volta dalla coppia formata da Giovanni Targioni Tozzetti e Guido Menasci.

In questo periodo Mascagni intensifica l’attività di direttore d’orchestra e sotto questa veste, il 12 aprile 1898 esegue alla Scala, in “prima” per l’Italia, la Sinfonia n° 6 in Si min. “Patetica” di Pietr Ciaikowskji. Due mesi più tardi, in occasione del centenario della nascita di Giacomo Leopardi, dirige al Teatro Persiani di Recanati un suo poema musicale per orchestra e voce di soprano, dedicato al grande poeta ed intitolato “A Giacomo Leopardi”. Il 22 novembre 1898 al Teatro Costanzi di Roma va in scena “Iris”, l’opera più evoluta del musicista livornese. Nell’agosto 1900 la casa editrice livornese Belforte pubblica il libretto di “Vistilia”, un progetto mascagnano la cui composizione è ben avviata. L’opera però non sarà mai ultimata e molte delle sue musiche confluiranno trent’anni più tardi in “Nerone”. Il 17 gennaio 1901 vanno in scena “Le Maschere” e con esse giunge anche il primo cocente insuccesso. Per Mascagni si apre un periodo di crisi compositiva, ma non direttoriale e nel maggio 1902 dirige al Teatro Real di Madrid una produzione del mozartiano “Don Giovanni” per la festa d’incoronazione di Alfonso XIII. Nell’aprile 1904 firma un contratto con l’editore francese Paul Choudens che dovrebbe portare alla conclusione di “Vistilia”. L’accordo viene poi modificato per la realizzazione di un’opera in due atti. Nasce così “Amica”, dramma passionale ambientato in montagna, dove due fratelli si contendono la stessa donna. L’opera va in scena il 16 marzo 1905 all’Opéra di Monte Carlo ricevendo un’accoglienza trionfale. Nell’ottobre 1908 inizia la composizione di “Isabeau” e nel 1909 lavora duramente alla sua nuova opera. Nel mese d’agosto dello stesso anno accetta per una sola stagione (poiché è impegnato per il 1911 con una lunga tournée sudamericana) l’incarico di direttore artistico del Teatro Costanzi di Roma. Mascagni vara un cartellone di grande interesse, comprendente, tra l’altro, la riscoperta del verdiano “Don Carlos” in cinque atti, impresa insospettabile allora, la ripresa di “Tristano e Isotta” e la prima rappresentazione assoluta dell’opera “Maia” di Ruggero Leoncavallo. Delle sue opere, Mascagni inserisce nella stagione solo “Iris”. Il 2 giugno 1911 al Teatro Coliséo di Buenos Aires va in scena “Isabeau”. Il successo è clamoroso. “Isabeau” inizia un cammino trionfale passando di teatro in teatro nelle capitali sudamericane. Ha inizio il periodo della grande maturità. Il 4 aprile 1912 stipula con l’editore Lorenzo Sonzogno un accordo per mettere in musica la tragedia “Parisina” di Gabriele D’Annunzio. Il 14 dicembre 1913, prima rappresentazione assoluta di “Parisina”. L’opera va in scena al Teatro alla Scala gremito in ogni ordine di posti ed al cospetto di alte personalità. Nel maggio 1914, intuite le possibilità di una nuova arte, Mascagni decide di musicare la colonna sonora per il film “Rapsodia satanica” di Nino Oxilia, prodotto dalla Cines. Nello stesso tempo inizia a concepire “Lodoletta”, nuova opera tratta dal romanzo “Two little wooden shoes” di Ouida (nom de plume di Louise de la Ramée, 1839-1908) che era stato pubblicato nel 1874. Il soggetto interessa anche altri musicisti, tra i quali Puccini. L’opera va in scena il 30 aprile 1917 al Teatro Costanzi. L’esito della serata è inficiato dalla prestazione non troppo felice della compagnia di canto. Il vero debutto di “Lodoletta” avverrà tre mesi più tardi, al Politeama livornese (29 luglio 1917), con il giovane Beniamino Gigli nelle vesti del protagonista maschile. Nell’estate 1919 Mascagni porta a termine la composizione dell’operetta “Sì”, che va in scena nel dicembre successivo al teatro Quirino di Roma. Il 2 maggio 1921 presenta, ancora al Teatro Costanzi di Roma “Il piccolo Marat”. Il successo è clamoroso, trionfale, così forte da rimandare a quello di “Cavalleria”.

Attorno al 1930, Mascagni riprende alcuni lavori di molti anni prima. Il 3 marzo 1932 al Teatro del Casino di San Remo, presenta “Pinotta”, rielaborazione di “In filanda” e durante l’estate successiva matura l’idea di comporre “Nerone” riutilizzando le musiche di una sua opera mai completata in precedenza, “Vistilia”. Per Mascagni “Nerone” è una sorta di testamento artistico, una summa della sua attività, dove le parti composte molti anni prima convivono liberamente con quelle di nuovo conio. L’ultima opera di Mascagni va in scena alla Scala il 16 gennaio 1935. Il suo autore è molto festeggiato, ma l’intera operazione è vista con sufficienza dai musicisti più giovani e da gran parte della critica. Il successo che il pubblico decreta a “Nerone” è comunque innegabile. Il 5 marzo 1940 al Teatro dell’Opera di Roma, ovvero il Teatro Costanzi d’antica denominazione, Pietro Mascagni dirige “Cavalleria rusticana”. Hanno inizio così le celebrazioni ufficiali per il Cinquantenario della prima rappresentazione dell’opera, che sarà festeggiata in tutto il mondo. Il successivo 12 aprile l’opera andrà in scena alla Scala, dodici giorni dopo al San Carlo, e poi via, via in moltissimi teatri in Italia ed all’estero. Il 10 dicembre 1940 Pietro Mascagni conclude le celebrazioni di “Cavalleria rusticana” dirigendo l’opera in una serata molto toccante al Teatro Goldoni di Livorno, la sua città natale. L’8 febbraio 1944, a Roma, sale per l’ultima volta sul podio e muore il 2 agosto 1945, nel suo appartamento all’Hotel Plaza.

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