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“Rigoletto” premia il coraggio del direttore artistico Riccio e del regista Zennaro. A Rosignano la grande tecnica di Marzio Giossi e la nitidezza di Linda Campanella

Concerti e Lirica

di FULVIO VENTURI

Devo dire una cosa. Durante il viaggio d’andata da Livorno a Rosignano ero vagamente emozionato. Ripensavo ad una sera d’estate di tanti anni fa. Era il 1970, avevo sedici anni. A Rosignano davano “La Forza del Destino” di Verdi. Io ero fra il pubblico con mio padre e mio zio. Ricordo il teatro affollato, un caldo soffocante e la voce piena, sonora di Aldo Protti. Ho visto altre opere a Rosignano ed ho là ascoltato cantanti di tutto rispetto come Mirella Parutto, Antonio Boyer, Giuseppe Gismondo. All’epoca l’opera a Rosignano era di tradizione e, auspice Dino Lessi, instancabile animatore, erano scesi al Teatro “Solvay” quando Galliano Masini in Andrea Chénier, quando Magda Olivero e Carlo Bergonzi in Adriana Lecouvreur, quando Cesare Siepi in Mefistofele, oppure Rosetta Noli e Giuseppe Campora ne La Traviata. Serate memorabili.

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Sono passati tanti anni. A Rosignano per molto tempo l’opera non si è fatta più e il teatro è cambiato. Sono scomparse le boiseries con il loro inconfondibile odore di legno pulimentato e in foyer ha fatto la sua comparsa un busto che raffigura l’elegante effigie toscana, con tanto di cappello floscio, appartenuta Dino Lessi che ci lasciato una dozzina di anni or sono, ultracentenario.

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Mercoledì 29 novembre 2017, però, l’opera è tornata a Rosignano con “Rigoletto”. Scelta felice che ha premiato la volontà e il coraggio degli organizzatori, in primis il direttore artistico Roberto Riccio ed il regista Giampaolo Zennaro.

Non che la recita sia stata priva di qualche discrepanza, – cosa abbastanza frequente oggi anche in situazioni ben più consolidate e sostenute economicamente di questa, – ma l‘operazione è stata positiva.
La serata si è retta sulla esperienza, ma anche sulla buona voce e sulla tecnica professionale di Marzio Giossi, un baritono che i teatri importanti sicuramente avranno rimpianto in più di una occasione. Accanto a lui la Gilda nitida e partecipe di Linda Campanella. Note meno encomiastiche per il tenore Rosalino Cardile, pur tuttavia caratterizzato da bel timbro, baldanza e generosità. Alti e bassi nelle parti di fianco dove tuttavia si è messa in luce per avvenenza e robustezza vocale la Maddalena di Diana Viorela Turtoi, il ruvido Sparafucile di Tullio Falzoni ed il preciso Ceprano di Paolo Morelli. Il maestro Luigi Petrozziello ha messo la sua esperienza al servizio di un‘orchestra (Orchestra Sinfonica Eur) indocile in qualche passaggio – ma recentemente abbiamo sentito di peggio – e non di meno partecipe, compresa del compito da assolvere. Comprensione che abbiamo trovato anche nel coro “Schola Cantorum labronica” che si è prodotto con la guida del maestro Maurizio Preziosi in collaborazione con il coro “Teatro Romano” di Benevento.

Nell‘intervallo Marzio Giossi, a nome della Organizzazione Eur che ha prodotto lo spettacolo, ha consegnato al regista Giampaolo Zennaro una targa a memoria dei suoi cinquant‘anni di attività. Anche in questo caso avrei da sciorinare i miei ricordi legati agli anni genovesi di Zennaro ed al loro seguito, ma mi emendo, semplicemente unendo le mie felicitazioni a quelle di tutta la sala. Molti applausi alla fine con l‘auspicio che l‘opera torni a rombare in pianta stabile nella cavea del Teatro “Solvay” di Rosignano.

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