Pietro Soriani, Elefantino

“Osmosi-Tra natura e artificio”, l’arte contemporanea nei vicoli e nelle piazze di Cozzile

Pistoia, Pistoia Capitale 2017

L’arte ha invaso Cozzile. Succede fino al 12 agosto 2017 nel borgo della Valdinievole, che ospita la mostra itinerante “Osmosi-Tra natura e artificio” curata da Mauro Lovi – architetto, designer e pittore – presente anche in esposizione con un’opera. Il termine osmosi viene definito in senso figurato come reciproco flusso di idee, principi, esperienze, fusione, compenetrazione:  è il significato che Lovi ha voluto dare alla mostra d’arte contemporanea. Ne sono protagonisti autori di varia provenienza sia geografica sia artistica che hanno utilizzato gli spazi del paese di Cozzile: un modo di intendere l’arte al di là degli schemi classici e al di fuori degli ambienti tradizionalmente preposti che offrono al visitatore l’occasione di vivere l’esperienza d’arte con impatto maggiore e più immediato. arte a massa e cozzile 2017-WAttraverso le opere esposte,  “Osmosi-Tra natura e artificio” (aperta il sabato dalle 18 alle 23) vuole insinuarsi tra gli spazi e negli antri del borgo cercando un equilibrio con l’ambiente circostante e per ‘osmosi’ confondendosi con esso. L’atmosfera che così si crea ‘tra natura e artificio’ offre lo spunto per realizzare all’interno della mostra iniziative culturali che ben si sposano con l’ambiente, quali il concerto di musica medievale che si è già tenuto e la serata dedicata alla visione delle stelle con l’associazione Astrofili Valdinievole “A. Pieri”, in programma sabato 12 agosto a partire dalle 19 (con apericena).

Ecco gli artisti che espongono: Andrea Mattiello Pieve a Nievole;  Paulyr Bulher Svizzera; Pietro Soriani Lucca; Franco Pegonzi Lucca; Emy Petrini Lucca; Filippo Biagioli Serravalle Pistoiese;  Fabio Sciortino Palermo; Barbara Crimella Milano;  Mara Lucchesi Lucca;  Livio Tessandori Lucca; Massimo Mariani Montecatini Terme;  Mauro Lovi Lucca; Mirta Vignatti Argentina;  Benvenuto Saba Capezzano;  Armando Baccei Lucca; Antonio lo Presti Firenze;  Caterina Sbrana Pisa; Antonio Sammartano Trapani; Emiliana Martinelli Lucca;  Chiara Lera Lucca; Maurizio Rossi Bergamo;  Paolo Baratella Milano;  Roberta Lozzi Milano; Elisabetta Nencini Firenze; Carlo Cipollini Camaiore;  Gabriele Mallegni Pisa e Anne Flore Germania. 

L’ITINERARIO TRA LE OPERE

Gli artisti con provenienze e percorsi diversi, come lo spirito della mostra vuole, hanno proposto lavori in varie dimensioni, con soggetto e tecnica varie. L’installazione delle opere collocate secondo un apposito piano di allestimento, scorre lungo la via centrale del borgo, dove le si incontrano in piazzette, giardinetti, portali, sottoportici e oratori no alla porta a sud, da cui si gode una apertura panoramica incantevole. Il percorso inizia all’esterno del paese con le grandi farfalle di materiale plastico a cromie vivaci su muro di pietra antico di Andrea Mattiello, che danzanti ci conducono a Porta a Ponente. Passata la porta Paulyr Buhler ci propone nell’angolo alto a sinistra come un grande nido di rondine, una composizione di vegetali “straccali” e piccole immagini plasti cate subacquee. Segue nel giardinetto a lato della piazzetta l’opera di Pietro Soriani, uno spiazzante elefantino realizzato con multistrato di recupero e proboscide di corrugato per impianti. Anne Flore, l’artista tedesca amica di Giorgio Stolz e di sua moglie Lella (grande animatrice di questa manifestazione) ci propone sul selciato di Via Martini il suo lavoro sugli animali in via di estinzione come ombre bianche dipinte sulle pietre grigie con la scioglievole calce. All’interno di Porta a Levante troviamo il lavoro fatto con vegetali da Emy Petrini, un suggestivo nido per rannicchiamenti contemporanei e casualmente per possibili uova pop a misure di uccello pop. Subito fuori dalla Porta undici grandi totem guardiani arcaici di Filippo Biagioli, realizzati con il legno di recupero rianimato sorvegliano e proteggono la città. Ritornando sulla via troviamo le trasparenze esili e taglienti dei owers di Fabio Sciortino, un cerchio di un metro e mezzo dove insistono una grande quantità di steli di vetro lavorato a mano con inserti di vetri policromi. Lì vicino il vento di quei giorni ha costruito l’installazione di Barbara Crimella composta da tre grandi foglie di lamina di ottone, di cui due verniciate di arancio. Il vento li ha raccolte attorno a un ancestrale scuro pezzo di radice quasi della stessa forma e dimensione.

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Continuando troviamo su un terrazzino ad altezza strada una scultura di Franco Pegonzi, una delicata semplice rotonda madre natura in marmo bianco di Carrara che esalta il grigio caldo delle pietre con cui è costruito il borgo. L’Oratorio della Compagnia è l’unico spazio interno del percorso espositivo, lasciato come trovato, semplicemente ripulito. In questo ambiente hanno trovato spazio alcune opere più meditative, realizzate con tecniche non compatibili con l’esterno. Al centro sul pavimento in cotto il tappeto di formiche razionali realizzato con diverse centinaia di intriganti policromi dipinti su tavola, di 6×6 cm, opera di Armando Baccei. Di fronte sull’altare dove il contro soffitto a botte è crollato, Benvenuto Saba ha collocato le sue tre rivisitazioni plastiche del tiraolio come lettura della vocazione alla coltura dell’olivo, molto presente nei luoghi. Saba ha anche realizzato le foto di tutte le opere ambientate della mostra. Ai lati scorrono da destra il quadro di Mara Lucchesi, tecnica mista su tavola con soggetto uccelli rossi di interessanti forme e cromie. Livio Tessandori presenta a seguire un quadro ad olio su tela dove inserisce, oltre alle sue trame di vegetali immaginari, altrettanti piccoli animali piuttosto scuri in una teoria di tre le orizzontali. Una zucca del pellegrino rielaborata e dipinta con cromie particolari: un amaranto e un rame elettrici che danno forma e vibrazione ad un animale che ci guarda sso e consapevole della sua destinazione forse di vaso, opera di Massimo MarianiUn quadro di Mauro Lovi rappresentante una pioppeta dipinta ad olio su tavola di pioppo, gioca con l’arte a ridefinire la forma di albero di pioppo con suggestioni di spazi policromi stagionali, in questo caso giugno. L’opera di Mirta Vignatti si propone come una la di dischi realizzati con resina contenente rielaborazioni di foto di vegetali. Sull’altro lato dell’oratorio Caterina Sbrana ha allestito un grande disegno realizzato a pressione con vegetali di varia natura che si racconta in diretta. Antonino Lo Presti benedice tutto con un quadro piccolo a china su carta a mo’ di ex voto. Abbiamo poi nel corridoio l’opera di Roberta Lozzi, un dipinto collage sulla vita immaginaria submarina. Nella seconda sala lasciata come trovata prendono luogo un mimetico delicato dipinto su tela robusta di materasso di Chiara Lera. Il gatto rosa, dipinto acrilico su tela di Maurizio Rossi, ci regala contrasto e un briciolo di quotidianità. Paolo Baratella, con il dipinto ispirato all’ aquila e al serpente sulla montagna di Zarathustra, ci porta nella dimensione della narrazione epica e simbolica. La lampada policroma di Emiliana Marti- nelli illumina la stanza antro in pietra e pezzi di legno antico con una lettura pop dei vegetali. Elisabetta Nencini ricostruisce al centro un cespuglio-groviglio naturale con elementi di recupero da scarti di lavorazione industriale. Sulla piazza del pozzo in un angolo in basso Carlo Cipollini ha tessuto la sua tela di ragno psichedelico dove le gocce di rugiada sono delle lacrime in vetro riciclate da lampadari novecenteschi distrutti. L’aracnide, il gigantesco mac- chinario che occupa più di un posto macchina, di Gabriele Mallegni diventa il gioioso tragico personaggio simbolico perno della piazza. Sparse nel borgo una quarantina di fotografie, opera di Antonio Sammartano, che raffigurano due personaggi con maschera antigas, ci ricordano, come disturbanti contrappunti, il nostro pericoloso rapporto con la modificazione dell’ambiente naturale.

 

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