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A Modena un “Trovatore” fiammeggiante. Bravo il maestro Battistoni, belle le voci. E poi i costumi di Ciammarughi e la regia di Vizioli (con fotogallery)

Concerti e Lirica

di FULVIO VENTURI

Una fiammeggiante produzione del “Trovatore” ha inaugurato la stagione 2017/18 del “Pavarotti” di Modena (*).

Diciamo subito che una parte cospicua del successo è dovuta alla direzione di Andrea Battistoni. Raramente abbiamo riscontrato in un maestro tanto giovane sia la chiarezza della esposizione che delle intenzioni, sia la saldezza del rapporto con quanto accada sopra la scena, senza tralasciare la cura del particolare. La narrazione procede spedita verso la fine senza che – questo è il rischio nel Trovatore – cali la tensione con il volgere delle brevi scene, ognuna in sé rappresentante un microcosmo finito. Qualità alta anche nelle scene e nei costumi di Alessandro Ciammarughi. Non sono un fanatico della tradizione a tutti i costi, anzi. In una supposta “tradizione” troppo spesso vivacchiano cose polverose e stanche, ove la polvere non sia quella aurea del palcoscenico, ma solo ricettacolo di acari. Ciammarughi sembra invece trarre forza dalla consapevolezza del passato, e questa è cultura, una forza che si fonde con colore e fantasia. Ne esce uno spettacolo colorato e pure asciutto, verdianamente corrusco, intenso e pure di una sua godibile levità. Fra queste linee ben definite si muove la regia di Stefano Vizioli, pure animata dalla volontà di mettersi al servizio della partitura – che questo regista conosce in modo profondo grazie anche alla esperienza di pianista accompagnatore – senza tradire le intenzioni dell’autore.

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Faremmo però una grande ingiustizia se parimenti non nominassimo uno per uno gli elementi del cast fra le eccellenze della serata.

Gianluca Terranova presenta un Manrico partecipe, giovanile così come nello spirito del personaggio, pulito nella linea vocale e – finalmente – squillante. Troppo spesso si è dimenticato che la prima caratteristica della categoria tenorile sia quella della nitidezza e della sicurezza del registro acuto, doti che invece Gianluca Terranova ha esposto con generosità, ma senza quello sfoggio edonistico fine a se stesso talvolta fastidioso.

Accanto a questo eccellente protagonista poniamo l’Azucena di Silvia Beltrami e la Leonora di Vittoria Yeo. La prima sicura sin dalle insidie del secondo atto, con i passi attesi di Stride la vampa e di Condotta ell’era in ceppi, quindi intensa nel duetto col Conte di Luna nell’onirico, tragico, finale. Vittoria Yeo, allieva di Raina Kabaivanska presente in teatro, dopo un inizio forse un po’ troppo guardingo ha messo in campo bel timbro, equilibrio emotivo e ottimo assetto negli assiemi e nelle grandi scene degli atti a seguire.

Sergio Bologna, chiamato a sostuire Vittorio Vitelli colto da insanabile lutto, la morte della madre, ha risolto compostamente con buona voce, fraseggio variegato e capacità di smorzature, una delle parti più belle e più onerose dell’intero repertorio verdiano, quella del Conte di Luna. Molto bene anche il giovane basso Francesco Milanese, Ferrando, un personaggio sempre ricco d’insidie vocali. Eccellente sia nella sezione maschile che in quella femminile il coro “Claudio Merulo” di Reggio Emilia diretto dal Maestro Martino Faggiani. A proprio agio nelle vibranti dinamiche di Andrea Battistoni l’Orchestra dell’Opera Italiana che ha mostrato solo qualche sgranatura in certi cospicui accordi. Hanno completato il cast vocale Simona Di Capua, Simone Di Giulio, Enrico Gaudino e Gian Marco Avellino, mentre sono ancora da nominare le inappuntabili luci di Franco Marri e l’aiuto regia di Lorenzo Nencini.

Applausi calorosi durante lo spettacolo, che si sono prolungati per diversi minuti alla fine con ripetute chiamate per gli interpreti. Ci accompagna una annosa dimestichezza con le cose teatrali e raramente abbiamo assistito ad un “Trovatore”, opera di difficilissima realizzazione, tanto coinvolgente, dunque ci siamo posti un quesito. Se è possibile realizzare certi spettacoli nei teatri di tradizione (pensiamo anche alla recente Turandot di Sassari) perché questo non avviene più spesso anche negli enti? Cordiali saluti…

  • (Questo allestimento de “Il Trovatore” di Giuseppe Verdi andrà in scena, in Toscana, al Teatro Verdi di Pisa nei giorni 10 e 12 novembre 2017)

 

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