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I costumi di una regina da Oscar. Al Museo del Tessuto di Prato in mostra gli abiti di Milena Canonero per il film “Marie Antoinette” di Sofia Coppola (con fotogallery)

Arte, Prato

di ELISABETTA ARRIGHI

Bellissima. Una piccola grande mostra dove la creatività e il saper fare tipici delle nostre eccellenze artigianali sono protagonisti assoluti. Una mostra da Oscar, come il premio che Milena Canonero, costumista, ha ricevuto nel 2007 per i migliori costumi di “Marie Antoinette”, il film di Sofia Coppola vincitore, fra gli altri, del Premio cinematografico del sistema educativo francese a Cannes 2006 e il Nastro d’Argento 2007, sempre per i migliori costumi. L’idea della mostra degli abiti indossati dall’attrice Kirsten Dunst (Marie Antoinette, sopra il titolo un particolare del costume) e da Jason Schwartzman (Luigi XVI) è venuta al Museo del Tessuto di Prato che da domenica 11 febbraio 2018 (fino al 27 maggio) presenta per la prima volta al pubblico una selezione dei costumi realizzati per la pellicola cinematografica.

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Una scena dal film “Marie Antoinette” (2006)

“Marie Antoinette. I costumi di una regina da Oscar” è il titolo completo della mostra che è stata organizzata dalla Fondazione Museo del Tessuto di Prato in collaborazione con la sartoria romana The One, la più giovane sartoria cinematografica della capitale che custodisce  un vastissimo patrimonio di abiti che raccontano la storia del cinema, del teatro, della lirica e della televisione. Proprio in questo momento, come confermato da Alessandra Cinti, titolare dell’atelier, The One sta lavorando ai costumi per il Don Pasquale che presto debutterà alla Scala.

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Ma torniamo agli abiti di Marie Antoinette che – è stato detto nella conferenza stampa di presentazione della mostra – sono stati ritenuti dalla critica il frutto della migliore reinterpretazione cinematografica mai realizzata dell’abbigliamento de Settecento. E il merito va alla costumista Milena Canonero, una professionista di fama internazionale. Fra l’altro la mostra pratese si affianca – sempre nella sede del Museo del Tessuto – un’altra mostra a tema, “Il Capriccio e la Ragione. Eleganze del Settecento europeo”, aperta nell’aprile del 2017 (chiuderà il 29 aprile 2018), organizzata in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi e il Museo Stibbert di Firenze e dedicata all’evoluzione dello stile e della moda nello steso secolo. E le due esposizioni sono separate soltanto da una scala: al piano terreno, nella Sala dei Tessuti antichi, è allestito “Il Capriccio e la Ragione” mentre Marie Antoinette occupa due delle grandi sale del primo piano. Un’installazione  di grande impatto, con la hall caratterizzata da una parete animata da una proiezione multimediale e il salone allestito con una passerella ad “u” sulla quale i vestiti si susseguono in sequenza, animati da un sapiente gioco di luci, dominati dall’abito indossato da Dunst / Maria Antonietta per l’incoronazione. Senza dimenticare il costume con un vaporoso riporto di tulle, in una scenografia ricca di dolci dai colori pastello e da sensuali macaron. Che, in piccolo, sono stati riprodotti per accompagnare l’esposizione dell’abito. Anche nel salone, al di là della sequenza di costumi (compresi alcuni di Luigi XVI) la multimedialità domina con la proiezione di alcune immagini del film, che si ritrovano anche nella sala-auditorium che precede l’ingresso alla mostra vera e propria.

In tutto, nel salone, si trovano oltre venti costumi femminili e maschili che sono di proprietà dell’archivio della sartoria The One. “Dall’abito da giorno indossato dalla protagonista alla partenza dalla corte di Viena all’abito composto da busto e doppio paniere della famosa scena della vestizione alla francese – si legge in una scheda della mostra – dai costumi indossati da Maria Antonietta e Luigi XVI per l’incoronazione a quelli legati agli incontri con il duca di Fersen e Madame du Barry fino a quelli delle scene della fuga da Versailles”. E proprio il salone principale dell’esposizione evoca, con una serie di cornici dorate sospese e con la proiezione sul pavimento di un frammento di prato, oltre ad una scalinata a gradoni, proprio lo sfarzo della reggia. Un allestimento che diventa “metafora della parabola dei successi e dei drammi vissuti da questa regina”.

Per il film del 2006, la regista Sofia Coppola è partita dalla biografia della regina pubblicata da Stefan Zweig nel 1932, ed ha costruito un “nuovo e fresco profilo di Maria Antonietta, percepita come un’adolescente dei nostri giorni che accoglie, in un contesto di assoluta rigidità di convenzioni, l’aspetto più piacevole della sua esistenza a Versailles”. Così Milena Canonero, nel progettare i costumi per il film, ha tenuto conto del ritratto psicologico della regina proposto da Sofia Coppola ed ha svolto un’approfondita indagine iconografica sulla pittura europea del Settecento che ha permesso di studiare le fogge, i gioielli, le acconciature, i ricami e le sottostrutture degli abiti.20180209_124752

“Sono stati necessari numerosi incontri con Milena prima dell’inizio della lavorazione vera e propria – ha spiegato Alessandra Cinti, titolare della sartoria The One che ha realizzato i costumi – La ricerca dei materiali è stata minuziosa, lunga e complessa, soprattutto per quanto riguarda le finiture con l’impiego di merletti, ricami e applicazioni, alcuni dei quali addirittura originali dell’epoca. Una volta cucite ai costumi, le rifiniture hanno contribuito a valorizzare la preziosità dei tessuti, come nel caso dell’abito in seta dalla mano ‘croccante’ che Maria Antonietta indossa per l’incoronazione, uno dei più belli e complessi di tutta la produzione”. Senza dimenticare un abito rosa corallo con giacchina in tessuto damascato sottoposto a lavorazione plissé, ornata con ciuffi di mongolia fornita, come le altre pellicce presenti in molti costumi, dall’atelier Fendi. Oppure il mantello blu con i gigli oro indossato per l’incoronazione da Luigi XVI: i gigli sembrano ricamati e questo è comunque l’effetto che si percepisce osservandoli anche da vicino. Invece sono stati realizzati in una notte di lavorazione con l’utilizzo della stampa a caldo con un materiale che rigonfiandosi ed essiccandosi offre un perfetto effetto-ricamo. Complessivamente per il film furono realizzati 170 costumi di cui 100 solo per Dunst / Maria Antonietta. Sicuramente la scelta per i costumi di colori pastello, con alcune eccezioni di nero, blu notte e rosa scuro, ha dato al film una patina glamour che si estrinseca anche nelle calzature realizzate da Manolo Blahnik e nelle Converse All Star indossate dalla regina. Un ponte che parte dal Settecento e si interseca con il mondo contemporaneo.

Alla presentazione della mostra sono intervenuti Filippo Guarini, direttore del Museo del Tessuto, che ha introdotto il tema e i perché dell’evento; quindi Francesco Nicola Marini presidente della Fondazione Museo del Tessuto, l’assessore alla cultura del Comune di Prato Simone Mangani, la conservatrice del Museo del Tessuto Daniela Degli’Innocenti  Alessandra Cinti (molto emozionata) titolare della sartoria The One. Main sponsor è Estra, con il patrocinio del Centro di Firenze per la Moda Italiana, official carrier Trenitalia, Fondazione Museo del Tessuto (Comune di Prato, Camera di Commercio di Prato, Provincia di Prato, Fondazione Cassa di Risparmio di Prato,  e Saperi).

MARIE ANTOINETTE. I COSTUMI DI UNA REGINA DA OSCAR

Museo del Tessuto, via Puccetti 3 – Prato / DALL’11 FEBBRAIO AL 27 MAGGIO 2018

ORARI: martedì – giovedì 10/15, venerdì – sabato 10/19, domenica 15-19. Chiuso il lunedì.

BIGLIETTO: intero 7 euro, ridotto 5. Ridotto speciale per i possessori di un abbonamento o titolo di viaggio Trenitalia.

 

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