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Il costume di Turandot da Lucca a Singapore nella mostra SerpentiForm ideata da Bulgari

Fuori Toscana

L’abito del secondo atto di Turandot, indossato da Maria Jeritza per la prima dell’Opera al Metropolitan Opera House di New York il 16 novembre 1926, è partito per un lungo viaggio in Oriente. Dopo l’esposizione a Palazzo Reale (Milano) durante EXPO 2015, una nuova trasferta per il famoso costume, divenuto icona mondiale di Turandot nel mondo, che dal 19 agosto 2017 sarà all’Art Science Museum di Marina Bay Sands a Singapore nella mostra SerpentiForm – arte-gioielleria-design, ideata e realizzata da Bulgari e curata da Lucia Boscaini, Bulgari heritage curator e dal dipartimento Brand Heritage della maison italiana. L’esposizione ripercorre –  attraverso oggetti, gioielli, costumi, riferimenti e opere all’arte contemporanea di Joan Mirò, Marc Chagall, Keith Haring, Niki de Saint Phalle e le fotografie di Robert Mapplethorpe ed Helmut Newton – l’uso del serpente e del dragone, quale emblema di seduzione, rinascita e trasformazione lungo l’intero percorso della storia dell’uomo, simboli radicatisi nell’immaginario dell’umanità. Fin dall’antichità, la capacità del rettile di rinnovarsi cambiando pelle, di avvolgersi sinuosamente, ha ispirato la produzione artistica e le arti applicate. L’abito di Turandot – scelto dal Brand Heritage & Exhibitions Dept. di Bulgari​ grazie alle ricerche condotte dai consulenti del settore Storia della Moda e del Costume – sarà esposto vicino a preziose oggetti di collezioni pubbliche e private nelle quali sarà raccontato il mito del serpente: da un Ercole del secondo secolo d. C. che strangola i serpenti di Era, a un Buddha del dodicesimo secolo protetto dal serpente Naga, a statue di divinità cinesi realizzate tra il secondo e il sesto secolo d. C., che proteggono le tombe dai serpenti. Il celeberrimo abito disegnato da Umberto Brunelleschi sarà esposto con altri costumi di scena operistica e cinematografica insieme a prestigiosi abiti da sera creati dai migliori stilisti italiani. La mostra resterà aperta fino al 15 ottobre 2017. Inaugurato il 17 febbraio 2011 dal primo ministro Lee Hsien Loong e progettato dall’architetto Moshe Safdie, il museo di Singapore si compone di una base infissa a terra circondata da un grande laghetto di ninfee e da una struttura a fiore composta di 10 petali, generata da una composizione di sferoidi con dimensioni variabili che sembrano fluttuare sospesi sull’acqua alla base. I petali altro non sono che una struttura che articola in formazione circolare 10 strutture simili a dita (petali) che si protendono verso l’alto e ospitano 21 gallerie illuminate da luce naturale: il museo è diventato uno dei simboli della città ed è il primo museo dedicato all’interazione dinamica tra arte e scienza.

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IL COSTUME DI TURANDOT

Il costume di Turandot è custodito in una sala del Puccini Museum, all’interno di una teca. Disegnato da  Brunelleschi e indossato da Maria Jeritza per il II atto della prima americana dell’opera di Giacomo Puccini, messa in scena il 16 novembre 1926, nel periodo della trasferta orientale sarà sostituito da altri due abiti di scena del primo e del terzo atto di Turandot, realizzati dalla Fondazione Cerratelli di San Giuliano Terme, sempre sui figurini di  Brunelleschi. Fu proprio Giacomo Puccini a volere Brunelleschi, quale disegnatore dei costumi di Turandot. L’artista toscano, che nacque a Montemurlo nel 1879 e morì a Parigi nel 1949, fu uno tra gli illustratori, scenografi e pittori più celebri nella Parigi della Belle E’poque. Amico di Modigliani, Soutine, Picasso, Von Dongen e Derain, lavorò per il Théatre de Paris e le Folies Bergère. Espose ininterrottamente alle Biennali di Venezia dal 1914 al 1938. Come illustratore è ancora oggi ricordato per il suo lavoro su Candide di Voltaire; il Decamerone di Boccaccio; le Mémoires di Casanova; Madame Bovary di Flaubert e Carmen i Merimée. Venne prescelto per l’allestimento di opere liriche per i maggiori teatri del mondo e tra questi: il Teatro alla Scala, il Maggio Musicale Fiorentino. I figurini dei costumi per Turandot sono oggi conservati nell’Archivio Storico Ricordi. L’abito per Maria Jeritza rappresenta in sintesi l’eccellenza della creatività italiana ed il suo figurino per bellezza e qualità si è trasformato nel tempo nell’immagine mondiale dell’ultima opera di Puccini. Il costume è composto da un abito lungo in tessuto operato laminato color oro, decorato con applicazioni a ricamo in fili di seta policroma, paillettes e vetri colorati; da un imponente mantello in velluto di seta nera con ampie maniche, ricamato con paillettes e vetri colorati, interamente foderato in raso rosso con mantellina rigida, e da un copricapo in metallo traforato con vetri colorati.

MARIA JERITZA

Nata a Brno nel 1887 e morta ad Orange, New Jersey nel 1982, fu una delle maggiori interpreti del repertorio pucciniano, celebre soprattutto per la sua interpretazione di Tosca. Fu per molti anni considerata la prima voce del Wiener Staatsoper ed è ancora oggi ritenuta una delle più grandi interpreti del repertorio femminile pucciniano. Conobbe Giacomo Puccini in occasione della prima austriaca de La Fanciulla del West. Il famoso costume, indossato da Maria Jeritza il 16 novembre 1926 nel II atto della prima americana di Turandot alla Metropolitan Opera House di New York, è stato lasciato dalla stessa Jeritza in eredità al Puccini Museum. Il costume del III atto si trova invece al Metropolitan Opera House Museum di New York.

L’OPERA

Tratta dalla fiaba teatrale di Carlo Gozzi, Turandot, opera in tre atti e 5 quadri su libretto di Renato Simoni e Giuseppe Adami, non venne mai terminata da Giacomo Puccini a a causa della sua morte nel novembre 1924. Il finale venne musicato dal compositore Franco Alfano e l’opera andò in scena per la prima volta al Teatro alla Scala il 25 aprile 1926, con protagonisti Rosa Raisa (Turandot), Miguel Fleta (Calaf) e Maria Zamboni (Liù), sotto la direzione di Arturo Toscanini. Due battute dopo il verso “Dormi, oblia, Liù, poesia!”, Toscanini fermò l’esecuzione rivolgendosi al pubblico con queste parole: “Qui termina la rappresentazione perché a questo punto il Maestro è morto”. In pochi mesi Turandot venne rappresentate nei teatri di tutto il mondo celebrando post mortem l’arte di Giacomo Puccini. Molti critici ritengono Turandot l’ultima opera della tradizione lirica italiana. Un nuovo finale dell’opera è stato in anni recenti composto da Luciano Berio.

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