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Al Verdi di Pisa arriva “La Fanciulla del West”, l’opera “americana” di Giacomo Puccini. Sul podio James Meena

Concerti e Lirica

Galoppa verso il tutto esaurito “La Fanciulla del West” di Giacomo Puccini, in scena al Verdi di Pisa sabato 3 febbraio alle ore 20.30 e domenica 4 febbraio 2018 alle ore 15.30, penultimo titolo della Stagione lirica 2017/18 (nelle foto due scene dell’opera). C’è quindi grande attesa per questo capolavoro pucciniano, assai raramente rappresentato. Anche a Pisa, infatti, l’ultima volta che è andato in scena risale al 2001, e prima di allora fu rappresentato solo nel 1978 (con un personale successo di Nicola Martinucci, nel ruolo di Johnson), nel 1962, nel 1935 (diretta da Antonio Votto, fu all’epoca il maggiore evento artistico organizzato in città nel quadro dei festeggiamenti per l’appena ripristinato Gioco del Ponte), nel 1930 e nel 1915, cinque anni dopo il debutto americano (New York, 1910).

Proposta nel nuovo allestimento dei teatri Giglio di Lucca, Lirico di Cagliari, Opera Carolina e New York City Opera (tutti palcoscenici dove è già andata in scena con successo), in coproduzione con i teatri Verdi di Pisa, Alighieri di Ravenna, Pavarotti di Modena e Teatro Goldoni di Livorno, “La Fanciulla del West” è firmata da Ivan Stefanutti (sue regia, scene, costumi e proiezioni) e diretta dall’americano James Meena, bacchetta di notevole sensibilità ed esperienza, qui alla guida dell’Orchestra della Toscana.IMG_6684

Doppio cast per i ruoli protagonisti: Minnie è interpretata dai soprani Amarilli Nizza sabato e Kristin Sampson domenica, lo sceriffo Jack Rance dai baritoni Elia Fabbian ed Enrico Marrucci, Dick Johnson dai tenori Enrique Ferrer e Mikhail Sheshaberidze. Perlopiù giovani (e alcuni di loro provenienti, negli anni, dall’esperienza di LTL Opera Studio) gli altri cantanti che completano il cast: Gianluca Bocchino (Nick), Alessandro Abis (Ashby), Giovanni Guagliardo (Sonora), Andrea Schifaudo (Trin), Pedro Carrillo (Sid), Alessio Verna (Bello), Marco Voleri (Harry), Tiziano Barontini (Joe), Giuseppe Esposito (Happy), Federico Cavarzan (Larkens e il pellirossa Billy Jackrabbit), Sabina Cacioppo (la squaw Wowkle), Carlo Di Cristoforo (Jake Wallace), Ricardo Crampton (Josè Castro) e Antonio Della Santa (Un postiglione). Coro Lirico Pucciniano preparato da Elena Pierini.

Ambientata nella California di metà Ottocento, ai tempi della febbre dell’oro, e volutamente pensata e composta per il pubblico americano, “La Fanciulla del West” ha per protagonista la giovane e bella Minnie, che in un campo di minatori gestisce il saloon “la Polka”. Unica donna fra tanti uomini, rudi e sempre pronti a imprecare e ad azzuffarsi, sa tenerli a bada, li tratta come fratelli, li cura quando son malati, li conforta quando hanno nostalgia di casa, insegna loro a leggere e scrivere, e ne custodisce l’ oro. La vicenda si complica quando nel saloon si presenta tal Dick Johnson, che in realtà è il bandito Ramerrez, un ricercato. Minnie si innamorerà di lui, ignorandone la vera identità e scatenando la gelosia dello sceriffo Jack Rance. All’emergere della verità, dapprima Minnie, addolorata e offesa, manderà via il bandito, salvo poi salvarlo quando, una volta ferito da Rance, catturato e ormai in procinto di essere impiccato, lei saprà commuovere i minatori inducendoli al perdono e se ne andrà via con l’amato (unico caso di lieto fine per un’eroina pucciniana).

Reputata come l’opera della svolta di Giacomo Puccini, “La Fanciulla del West” ha goduto e gode di un grande amore fra musicologi e direttori d’orchestra, meno forse fra il pubblico dei melomani, proprio per la sua modernità. Quest’opera infatti nasce dall’esigenza che, a ‘900 appena iniziato, Puccini sente, di «rinnovarsi o morire», una esigenza che dispiega magistralmente proprio nella sua Fanciulla. Se infatti qui il genio lucchese ci regala una vicenda di presa immediata sul piano del plot e dei personaggi, dal taglio diremmo ‘cinematografico’ (e molto cinematografo, non a caso, è proprio l’allestimento in scena ora a Pisa), facendo anche ampio uso di materiali attinti dal folklore americano, sul piano dell’inventiva musicale abbiamo una delle sue partiture più raffinate, modernissima, con impiego di scale esatonali, forti dissonanze, passaggi cromatici. Un’opera dove, per la varietà di ritmi e della ricerca timbrica, come ebbe a dire Gianandrea Gavazzeni, «protagonista è l’orchestra».
Pochissimi i biglietti rimasti disponibili; per informazioni tel 050 941 111 e www.teatrodipisa.pi.it

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